Il Pezzo Etneo

Ti abbiamo detto… un sacco di minchiate
Gabriele patti,  19 Settembre 2026
Ecco, appunto. Un sacco di minchiate. Perché lo sapete no, il ti abbiamo detto è sempre una premessa che lascia molteplici perplessità. Specie se viene ripetuta reiteratamente per un quantitivo di anni che ormai non sono nemmeno misurabili. Dietro il ti abbiamo detto si nasconde un quantitivo di promesse non rispettate che da una parte […]

Ecco, appunto. Un sacco di minchiate. Perché lo sapete no, il ti abbiamo detto è sempre una premessa che lascia molteplici perplessità. Specie se viene ripetuta reiteratamente per un quantitivo di anni che ormai non sono nemmeno misurabili. Dietro il ti abbiamo detto si nasconde un quantitivo di promesse non rispettate che da una parte riservano in te tante speranze, dall’altra ti lasciano l’amaro in bocca. Ed è così va avanti il paese, perché poi c’è questa strana attutidine a dividere il paese in due, eppure, sebbene in misura diversa, ‘ste due parti non è che poi siano tanto diverse. Cioè i cattivi e i buoni e la scelta tra gli uni e gli altri che è? Destra, sinistra, mafia, antimafia. La verità, a mio modo di vedere, è una sola: c’è la mafia, c’è l’antimafia e poi c’è chi sfrutta questa divisione. Chi sono questi? Quelli che organizzano gli attentati, quelli che non si conoscono che si nascondono dietro la politica e perché no, anche dietro l’antimafia e anche dietro la mafia.

Quelli che si nascondono dietro la politica alleata con la mafia. Finora entità astratte che si nascondono dietro potere e soldi e anche dietro l’organizzazione della politica e del sistema stato tramite un meccanismo intricato ignoto ai più. Un meccanismo che non è stato ancora scoperto: si conoscono gli effetti, le conseguenze di quel meccanismo ma non ancora quale sia il meccanismo né gli artefici dello stesso. Di cui in larga misura siamo tutti vittime e artefici. E chi crede di essere artefice è anch’esso vittima. E di cosa è vittima? Degli strumenti che chi manovra quel meccanismo utilizza come chiavistello per generare vittime: soldi, potere e controllo.

Poi c’è un altro tipo di vittime: quelle che invece si rendono conto di esserlo. I cosiddetti complottisti, quelli che lottano perché hano capito tutto ma non hanno punti di riferimento. Ed è questo il piano di quei poveri – non in termini economici – soggetti che stanno al vertice della piramide. E qui di complottista c’è ben poco, dal momento che tutti sappiamo di cosa stiamo parlando. Semmai c’è chi sceglie di stare al gioco dei più forti e c’è invece chi a quel gioco sceglie di non starci. E allora, ed è almeno finora una delle regole del gioco-paese, i complottisti sarebbero quelli che scelgono di non starci. Eppure, nonostante siano una parte marginale, anch’essi sono nel gioco e ne rispettano le regole.

Un gioco però che prima o poi dovrà finire. E come si fa a terminare? Questo non lo so ancora, ma a breve lo scopriremo mi auguro. Magari con gente che esce le palle. E che decide per grazia del signore, che è arrivato il momento di uscire dal gioco e dettarne le regole. Regole, sia ben chiaro, che serviranno stavolta a terminare il gioco. Così nessun altro sarà obbligato a più a ricoprire un ruolo che non gli appartiene. E tutti potranno essere liberi di non fingere più, di fare esattamente quello che gli va. Anche di rinunciare alla lotta o alla resistenza. Perché un giorno non ce ne sarà più bisogno.

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