
Dal momento che c’è chi parla con i cicloni rimproverandoli, chi esalta la figura dei sindaci (che hanno esperito tutte le misure possibili di prevenzione), chi presenta il conto al ciclone tramite editoriali, parliamo anche noi con il ciclone. E lo ringraziamo.
Lo facciamo perché il caso vuole che Harry abbia colpito opere e zone più contestate, al centro del dibattito cittadino e delle polemiche degli ultimi anni. Le ha abbattute con la medesima forza e arroganza con la quale sono state costruite. E allora se proprio bisogna parlare con i cicloni piuttosto che congetture e rimproveri bisognerebbe porsi delle domande e riflettere prima di elargire moniti ad entità astratte. Tra queste: quanto cemento è stato gettatto in riva al mare, sulle coste siicliane? Si esalta il sistema di prevenzione, ma non si contesta la futuribilità delle scelte fatte in questi anni. Mi riferisco alle barriere di cemento che proteggevano le coste dal mare. Come quella che separava il mare dai binari della tratta ferroviaria Messina-Catania. Spazzate con prepotenza quasi a contrapporsi alla leggerezza con la quale sono state pensate e realizzate. E allora, e ancora, bisognerebbe domandarsi: i danni che ha fatto il ciclone ( e per scrivere un editoriale in cui si rimproverano le forze della natura bisognerebbe pure e prima conoscere la stima dei danni) sono di pari entità in termini economici e di dispendio di risorse a quelli provocati da innumerevoli colate di cemento tramandate negli anni?
Che senso ha fare un monito a un ciclone, che per quanto grosso non può rispondere, ed elogiare il sistema di sicurezza avviato dai sindaci? Perché la prevenzione ha funzionato…non si capisce quale, ma ha funzionato. O forse, direi più appropriatamente che abbia funzionato un semplice meccanismo di autodifesa, forse ha funzionato l’umanità. Cioè ha funzionato un principio basilare: quello seocndo cui durante le emergenze si salvano vite. Insomma a funzionare è stata la normale amministrazione, ovvero la gestione di un’emergenza in corso. Credo che il compito ordinario di un sindaco, tra gli altri, sia quello di diramare l’allerta e disporre appropriate misure di sicurezza rapportate e proporzionate alla calamità naturale che si verifica. Sono pagati anche per questo.
Credo sia la prima volta che leggo un editoriale in cui, a seguito di una catastrofe naturale, non si sottolineano i contorni dell’evidente crisi climatica. Credo, e lo ribadisco con forza, che sia la prima volta che leggo un editoriale pubblicato a seguito di una catastrofe naturale, in cui piuttosto che analizzare cosa si poteva fare per attenuare gli effetti di una catastrofe annunciata e cosa non è stato fatto si rimprovera invece un ciclone. Addirittura gli si presenta il conto. Al ciclone! E con quali soldi lo paga il conto il ciclone?
L’editoriale, e mi perdonerà il direttore, sembra essere stato scritto da un bambino delle elementari. “Allora bambini, il compitino di oggi è parlare con i cicloni. Che gli direste?”, chiede la mestra. “Niente, che è stato molto cattivo”, risponde il capoclasse. Ecco la sintesi dell’editoriale “Harry, ti presento il conto”, scritto da Antonello Piraneo sulle pagine della Sicilia. “Delle cose da ricordare”, aggiunge Piraneo. È la specifica del direttore in quel sottotitolo tra parentesi tutto da film degno del tema proposto in classe.
E allora, per esempio, piuttosto che citare film a caso stravolgendo pure il senso si sarebbe potuto contestare la schiera di palazzi e case costruite abusivamente sulle coste siciliane. Si sarebbe potuto invitare alla costruzione delle stesse, stavolta non in spregio alle normative in materia edilizia, con strumenti e mezzi tecnologici innovativi. Avrebbe potuto, per fare un altro esempio, il direttore chiedersi perché gli stessi strumenti e le stesse tecnologie non siano stati utilizzate prima. Perché, in un periodo di emergenza climatica con repentini cambiamenti atmosferici, non sia mai stato fatto nulla al riguardo. Questo avrebbe dovuto scrivere un giornale che giorno dopo giorno vanta partecipazioni politiche e istituzionali al tavolo del salotto del giornale regionale per antonomasia.