Il Pezzo Etneo

Tremestieri, condannato a otto anni Giuseppe Ferlito di Impresit fa
Ha consegnato 40mila euro di mazzette al sindaco Santi Rando
Pezzoetneo,  30 Marzo 2025
Siamo a maggio 2019, bisogna fare in fretta. Ci sono appalti da assegnare e la competizione elettorale è alle porte. Quella in cui verrà riconfermato Santi Rando come sindaco tra fiori e sorrisi. In poche parole, tangenti. Tangenti per tutti. Tra gli altri a pagare per l’aggiudicazione di alcuni appalti comunali è stato Giuseppe Ferlito, […]

Siamo a maggio 2019, bisogna fare in fretta. Ci sono appalti da assegnare e la competizione elettorale è alle porte. Quella in cui verrà riconfermato Santi Rando come sindaco tra fiori e sorrisi. In poche parole, tangenti. Tangenti per tutti. Tra gli altri a pagare per l'aggiudicazione di alcuni appalti comunali è stato Giuseppe Ferlito, titolare dell'azienda Impresit fa con sede a Catania al civico 35 di via Fiorentino, condannato a quattro anni per corruzione insieme al sindaco Santi Rando, al quale sono stati comminati otto anni di reclusione anche per voto di scambio politico-mafioso.

Ferlito ha consegnato al sindaco di Tremestieri etneo Santi Rando circa 40mila euro per l'affidamento di diversi appalti pubblici. In cambio Rando tramite il dirigente comunale Paolo Di Loreto ha promesso l'assegnazione dei lavori di impermeabilizzazione della scuola Settebello Nord e della ristrutturazione della caserma dei carabinieri del comune pedemontano e dell'anfiteatro romano per la quale il Comune disponeva di 180mila euro. Rando aveva anche procurato «altri cinque imprenditori conniventi».

L'imprenditore però non si sarebbe limitato solo alla dazione di denaro ma anche a prestazione d'opera professionali in cambio della ulteriore promessa da parte di Rando e di Giovanni Naccarato, ingegnere del comune di Tremestieri, di successivi appalti e autorizzazioni. Proprio in favore di Naccarato l'imprenditore avrebbe poi effettuato lavori di ristrutturazione dei bagni della sua abitazione. Oltre a questi a Ferlito sarebbe stata promessa anche la realizzazione di un parcheggio comunale, un lavoro che però pare non essere andato in porto. Un progetto a cui il sindaco teneva molto in funzione della sua rielezione alla successiva tornata elettorale.

«Capisci che anche quest'operazione che noi, dei Carabinieri, l'abbiamo fatto per darti un sostegno per poter completare, per potere sostenere il parcheggio li opera pubblica, capisci?», dice Di Loreto a Ferlito. Ma l'imprenditore aveva già in sospeso la realizzazione di un'altra costruzione.

«Io, per fare un'operazione non brucio anche l'altra che ho fra le mani. Sai, uno poi deve essere anche cinico. Perché che tempi gli do? Bo'!? Perché noi abbiamo i soldi giusti, giusti per completare il corpo A, il corpo B, pagando tutti, come da accordi, a te, a Belfiore, tutti i fornitori e abbiamo 70, 80mila euro euro di disponibilità adesso. Dobbiamo pagare il comune, dobbiamo fare la pensilina, per cui non è che c'è questo … io se vuoi quando incontro a Santi glielo dico», erano i motivi del rifiuto del costruttore.

«Per Rando - replica Di Loreto - è una mazzata in testa, capisci?». Ferlito capisce, «ma devono aspettare», dice perentorio. Data la fondamentale importanza che l'appalto del parcheggio avrebbe rivestito per la futura elezione di Rando a sindaco, era altrettanto importante trovare un'alternativa. Quest'ultima fornita dallo stesso Ferlito. «Tu quest'alternativa ce l'hai, è concreta?», chiede Rando all'imprenditore. «Penso di sì, penso di sì…. né io ti metterò i bastoni fra le ruote…», risponde Ferlito. Perché, interviene Di Loreto, «siccome questa esigenza, essendo di squadra, c'è l'esigenza di Santi che ci permetterà chiaramente, egoisticamente parlando, di investire nel mondo del lavoro, giusto?». Una frase che riassume «la cultura ipotetica deduttiva», come lui stesso si attribuiva, dell'ingegnere Di Loreto.

«Chiaramente Paolo - sottolineava l'imprenditore -, se ci sono altri lavori da fare, io quelli sono una cosa a parte, sono sempre disponibile». «Sì Giuseppe, che tu sia un amico non ci sono dubbi, però io ci tenevo, mi fa piacere che tu hai capito …», è la replica di Di Loreto. «Mi riferisco alla Caserma», continuava Ferlito. «Ma quello non c'entra, è un'altra scena», rispondeva Di Loreto.

Di scena in scena, dal cinema al calcio nella conversazione avvenuta alla Tazza D'Oro di Tremestieri etneo si allude anche al rapporto tra Rando e l'ingegnere. «Io con Paolo mi sento come quando c'è l'allenatore, gli dico qual è la partita e lui...», era la metafora del sindaco per sottolineare una certa complicità tra i due nella ricerca di imprenditori disponibili e la conseguente assegnazione degli appalti. «Io ho sempre fatto il commissario tecnico», replicava ironicamente (ma neanche tanto) Di Loreto. «Lui è uno di quelli che ogni tanto beneficia, gli ho detto, della regia di Paolo, che riesce a dare un "fiore" a quello, un "fiore" a quello, un "fiore" a quello», spiegava Rando. L'importante è che non si scorda una cosa che il "sorriso" ci fa piacere a tutti, ma la priorità politica viene prima del "sorriso"», in riferimento alla tangente poi effettivamente riscossa.

La capacità persuasiva di Di Loreto di intervenire sui dirigenti comunali, influenzando anche le scelte di investimento della pubblica amministrazione. «Siamo rimasti che domani, oggi lui parlava con Giovanni (Naccarato, ndr) e domani Giovanni mi farà fare, mi farà risolvere un po' di problemi. A noi ci interessa questo problema dei 180mila euro, anziché 90… (inc.)… appalti, hai capito?». Come a dire che per un lavoro da 90mila euro ne sarebbero stati impiegati il doppio.

Con lui a essere stati condannati ci sono anche il dipendente comunale GIovanni Naccarato al quale sono stati comminati cinque anni e due mesi; Antonio Battiato condannato a quattro anni e quattro mesi; otto mesi per il collaboratore di giustizia Salvatore Bonanno, sette anni e due mesi per Piero Cosentino, quattro anni e due mesi per Domenico Cucinotta, quattro anni e quattro mesi per Antonino Cunsolo, sei anni per Vito Romeo del clan Romeo e altrettanti per Francesco Santapaola detto Colluccio.

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