Il Pezzo Etneo

Il parco naturale di Cibali, un polmone verde da salvare
«Immobili comunali a Bankitalia in cambio dell’area»
Redazione,  15 Febbraio 2025
Sin dagli anni '80 sulla superfice di origine lavica vennero riconosciuti valori paesaggistici, ambientali e socio-culturali. «Che dovrebbero essere presi in seria considerazione dal prossimo piano urbano generale», chiedono le associazioni

Catania rimane inchiodata tra le città italiane con minore superficie di verde pubblico, ma invece di rallegrarci del fatto che ci siano ancora in città aree verdi spontanee libere miracolosamente dalla cementificazione selvaggia (come i conosciuti “orti di Cibali“ e il parco naturale circostante vero e proprio polmone verde della città), se ne mette in dubbio l’esistenza e la conservazione. Così come fatto da Paolo La Greca che vorrebbe costruirci una strada. O almeno questo è quanto dichiarato dall'assessore all'Urbanistica a La Sicilia. Le associaizoni però non ci stanno e propendono invece per fermare il cemento e la speculazione perché, dicono, «vogliamo un parco a Cibali». L'appello arriva dal Comitato Popolare Antico Corso, I Siciliani giovani, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle, Europa Verde, Sunia, Circolo Gabriele Centineo Prc, Cleanup Sicily, Asia Usb, Catania più attiva, Pcl, Pci e Free Green Sicilia.

«Questo parco naturale ha rischiato di essere trasfigurato dai Cavalieri del lavoro di Catania, così li ha definiti Pippo Fava, costituitisi in Consorzio durante gli anni '80 quando acquistarono il terreno con l’idea di lottizzarlo per realizzare un Centro direzionale che tuttavia non ottenne parere favorevole da parte della Commissione edilizia comunale né da parte della Sovrintendenza - si legge in una nota stampa dell'associazione ambientalista Free Green Sicilia - In seguito su tutta la superficie lavica vennero riconosciuti i valori paesaggistici, ambientali e socio-culturali. Vincoli che restano inalterati tutt’oggi e che dovrebbero essere presi in seria considerazione dal prossimo piano urbano generale».

In effetti, all'interno dell'area ci sono molte specie vegetali che vanno a formare una vera e propria oasi naturale, in un’area della città poco distante dal centro storico: ginestra, roverella, pino domestico, bagolaro, olivastro. Un vero bosco spontaneo, sviluppatosi sulla superficie della colata lavica del 1669 e miracolosamente conservata intatta fino ai nostri giorni, e che tra l’altro custodisce sabbie e argille che risalgono fino ad 80mila anni fa, cioè al Pleistocene superiore.

È presente anche la “Grotta Lucenti” oggetto di escursioni da parte di speleologici anche se ancora non del tutto esplorata. Per non parlare dei muretti a secco, la presenza di canali d’irrigazione e di edifici rurali, manufatti di pregio e testimonianza del passato. «Ricordiamo inoltre - continua la nota - che l’arte dei muretti a secco in pietra lavica è stata inserita nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco».

A preoccupare è la facilità con cui si concedono concessioni edilizie «al fine di realizzare centri commerciali in aree destinate a servizi pubblici, che vanno sempre contro quelli che sono gli interessi della collettività che dovrebbero venire sempre prima di quelli strettamente privati e spesso speculativi», è la posizione di Alfio Lisi di Free Green.

L'area per l'associazione va considerata parco naturale. Perché, sottolinea la nota, «con la sua seicentesca colata lavica e la sua dotazione spontanea di verde oltre alle strutture realizzate dall’uomo riconosciute come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco sono (e come tale dovrebbe essere visto e conservato per le generazioni presenti e future) un bene naturale inalienabile da parte della città e dei suoi cittadini peraltro in una città dove le aree ancora libere e di valore paesaggistico e naturale sono ridotte ai minimi termini a causa dell’aggressione del cemento e dell’asfalto che ha lasciato poche aree da valorizzare e trasformare in parchi verdi naturali di cui Catania sente la necessità prima che sia troppo tardi».

La soluzione prospettata da più parti, in particolare da i Siciliani Giovani, per salvare la zona verde di Cibali e assicurare la realizzazione di un parco e non spendere nemmeno un euro di denaro pubblico è la transizione perequativa attraverso un accordo con la proprietaria del terreno che ad oggi è Bankitalia. «Basterebbe accordarsi con Bankitalia per salvare la zona verde di Cibali - riporta un articolo de I Siciliani -, assicurare per il futuro la realizzazione di un parco e non spendere nemmeno un euro di denaro pubblico, perché esistono centinaia di immobili comunali abbandonati e già in vendita da anni da cedere a Banca d'Italia in cambio del parco di Cibali».

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