Il Pezzo Etneo

Il multiverso Starting Finance, l’educazione economica sostenuta dalle banche
Il Caronte della finanza italiana traghetta i giovani verso il paese dei balocchi
Gabriele patti,  15 Ottobre 2026
In un mondo legato al marketing finanziario offriamo un'altra prospettiva, anche in chiave parodiale, da cui guardare Starting finance, il portale web dedicato all'informazione finanziaria nell'ultimo capitolo della saga the guardians of the banks tra business angel, padrini, editori, società varianti e parastatali in un pezzo ironico, di inchiesta e dai tratti satirici. Una prospettiva affiancata e confutata dalle dichiarazioni di Di Lella e Sfoglietta, due dei personaggi protagonisti del mondo finanziario e delle consulenze. Un grande schermo affetto da formicolio in cui a comparire sono le grandi famiglie della finanza e del settore bancario italiano: Nattino, Giurazza, Moretti, Banca di Fondi. Una rete di persone e società che si conforma e si comporta come un grosso coworking. Coincidenza vuole che proprio in un coworking si incrocino i tragitti di tantissime società che condividono cariche sociali, investitori e sedi legali. Milioni di follower, fatturati milionari, utili in crescita, ma come ci è arrivato? Se nei giornali c'è sempre un editore proprietario che detta la linea editoriale, come funziona invece in una società di educazione finanziaria senza editori che però ha tanti proprietari? E quanto incidono nei contenuti editoriali? «Zero», è la risposta dei fondatori. Sullo sfondo ci sono gli imprenditori della finanza di mezza Italia e diverse operazioni societarie. Non ultima quella che riguarda l'exit di Di Lella, avvenuto solo in parte nel 2025, e che a breve dovrà completarsi forse a beneficio di Ulixes, che potrebbe acquisire la restante quota di Di Lella in nome e per conto del fondo di investimento Lumen, con il quale Ulixes ha stretto un accordo di partnership. E allora Starting funziona come un giornale? Cioè i proprietari soci si atteggiano e si comportano come direttori ed editori? Oppure è completamente diverso? Per scoprirlo, anche per avere quel margine di certezza concreta, o meglio ancora per avvalorare documenti e ricerche e completare un lavoro giornalistico e paralllelamente assolvere a un dovere che il lavoro di inchiesta impone, dovevo provare

Perché ci sono due tipi di pezzi che si possono fare su Starting finance, forse anche tre. Oppure quattro. C’è un pezzo in cui si racconta freddamente delle operazioni di mercato, closing, exit, round. C’è un altro pezzo in cui si utilizza un altro modo, quello di analizzare le compagini e gli asset societari. Un altro ancora è quello di raccontare la favola di tre ragazzi che si son fatti da soli. Un altro, ed è quello prescelto, è quello di mischiare il tutto. Perché sì, la favola dei ragazzi che creano una startup da zero non solo c’è, sebbene con aiuti non indifferenti, ma è anche vera.

E a sentire chi quella piattaforma l’ha creata traspare tutta questa verità e anche la rabbia di chi si difende da un probabile giornalista azzeccagarbugli. Una rabbia legittima, sintomo di una vera e spontanea affezione al progetto. Ma c’è anche un’altra verità, innegabile e che legittima tutte le domande che un giornalista altrettanto legittimamente può porsi. Una verità che racconta di finanza, investimenti e gestione del risparmio. Insomma di soldi, che rischiano di rovinare quella bella favola che è Starting.

Ma c’è anche un problema ed è la visione delle banche e del mercato. Un problema che ha sollevato uno degli intervistati: «Che taglio vuoi dare al pezzo? Come le vedi le banche, perché in questo caso – mi spiega Edoardo Di Lella, uno dei fondatori – le banche hanno svolto e svolgono una funzione sociale». E io mica immaginavo che una banca, a parte banca Etica, potesse adempiere a una funzione sociale. Che in questo caso è quella educativa. E invece pare proprio che sia così.

Cioè, secondo Di Lella, private banker, imprenditori italiani e grandi banchieri «ci hanno aiutato». Ne è proprio convinto uno dei fondatori che insieme a Marco Scioli ha creato e avviato Starting finance, la piattaforma di educazioen finanziaria che da anni informa il web sulle dinamiche finanziarie e imprenditoriali del mercato italiano. Ma ne è convinto anche Roberto Sfoglietta, fondatore di Ventive che con Di Lella e Scioli ha condiviso la gioventù e le prime iniziative imprenditoriali.

Perché da lettore e da giornalista, al di là della prima impressione che lascia colpiti positivamente, cioè quella di una piattaforma di educazione finanziaria in cui vengono spiegati (e anche bene) temi interessanti da un bravo Edoardo Scirè, nel trovarsi di fronte a una realtà di questo genere ci si chiede: se nei giornali, che siano di cronaca, di inchiesta o di altro genere c’è sempre un direttore, un editore proprietario (che è anche imprenditore) che detta la linea editoriale e che, non in tutti i casi per carità, la stessa linea risulta viziata da amicizie politiche, imprenditoriali o conoscenze del mondo affaristico che lo stesso frequenta, in quella che poi diventa una catena di montaggio dai meccanismi contorti, come funziona invece in una realtà, in particolare in una società a responsabilità limitata come Starting finance?

Una società completamente diversa da un giornale che si occupa di educazione finanziaria (e quindi ha anche carattere editoriale) che non ha editori ma tanti proprietari e che tra questi compaiono finanziarie e società di gestione del risparmio? Come funziona una società che coinvolge anche banche e gran parte del mondo finanziario italiano? Quanto incide nella linea editoriale chi possiede quote in Starting finance? Perché attorno a Starting ruotano le più svariate realtà con propri interessi (anche economici e speculativi) e che come tutte le società agiscono per tutelarli (e incrementarli).

E quanto e in che misura fanno valere questi interessi di natura finanziaria, aziendale e imprenditoriale nel programma editoriale della piattaforma? La risposta da chi Starting l’ha vista nascere è «zero». C’è «un team editoriale che non si fa influenzare, né riceve o subisce diktat dai soci», è la risoluta replica di Di Lella.

Società di gestione del risparmio, istituti bancari e assicurativi, grandi colossi della gestione del capitale, cybersicurezza, realtà che hanno avuto a che fare con la difesa nazionale ed esperti di private equity. Tutti collegati da un grande ponte spazio temporale, come quello di Einstein Rosenberg. È il multiverso fatto di grandi gestori finanziari in cui fluttua Starting finance, la piattaforma di educazione economica che dal 2016 informa e forma i giovani sulle dinamiche del mercato e delle grandi aziende italiane e internazionali.

O almeno questo è lo spirito che pare risiedere nelle intenzioni dei fondatori e del gruppo che gestisce il portale. Lo stile è quello giovanile e scanzonato di Edoardo Scirè, in un mondo ormai sempre più smart improntato a un’informazione veloce e senza fronzoli. Un modo accattivante di informare su rischi e conseguenze connesse allo sviluppo di determinati prodotti e alla messa in atto di determinate pratiche industriali.

Dietro la piattaforma online però ci sono i protagonisti del mondo finanziario, economico e formativo italiano. Che con l’informazione c’entrano e non c’entrano. E nel backstage, neanche a dirlo, ci sono soldi e investimenti. Un grande paese dei balocchi dove le società diventano giostre e in cui le birre e i sigari che ti fanno diventare le orecchie da asino si scoprono solo scavando. E così la sensazione è quella di essere davanti a una tv di Stato privatizzata in cui la regia dei programmi è diretta dalle società proprietarie. Tra tutte, la società di gestione del risparmio Vertis a capo della quale c’è Amedeo Giurazza, titolare del 32 per cento delle quote. E come d’incanto, l’incanto svanisce.

Così si scopre che la retorica dei bravi ragazzi che si son fatti da soli in realtà non è proprio tutta la verità. E ad analizzare le compagini societarie e a vedere i post il dubbio, che il risultato, legittimo per carità e forse implicito, indiretto e non dolosamente malcelato, possa essere quello di creare una nuova classe dirigente di investitori, viene.

Uno dei tanti corsi formativi di Starting Finance il cui insegnamento è affidato a Bruno Moltrasio di Capital com, trader privato dal 1998, formatore e specialista dei mercati finanziari

Sullo sfondo ci sono ‘quei pianeti’ del sorridente Tomassini, l’onnipresente Giurazza e il divertente (probabilmente anche divertito) e convincente Marzinotto con una schiera di satelliti al seguito governati da altrettanti pianeti che orbitano all’interno di altrettante galassie. E ognuno ha il suo periodo di rivoluzione: c’è Vertis, c’è Ulixes e una sfilza di banche dal sud al nord Italia che indirettamente beneficiano delle grandi balle spaziali che il mondo della finanza e dei corsi di formazione talvolta rischiano di offrire. Il primo, il mondo finanziario, perché il rischio è connaturato al tipo di attività e non è misurabile. Per i secondi, invece, cioè i corsi di formazione, vale un dubbio argomentativo: come si misura l’affidabilità di un percorso professionalizzante?

In sottofondo si sente Creep dei Radiohead, colonna sonora del più disastrato e sconfortante volume di Guardiani della Galassia. Il terzo. E al ritmo di Creep, Starting finance lavora con grandi banche, intermediari finanziari e grosse aziende, che poi in parte sono anche proprietari della società. Collabora con realtà del calibro di Consob ed Euronext Academy, il centro di formazione del gruppo borsistico paneuropeo che gestisce anche Borsa italiana, e importanti brand finanziari. E proprio di Borsa italiana spa fa parte Amedeo Giurazza, nel cda di Starting finance e di Vertis, tra le società proprietarie di Starting.

Il fatturato cresce a seguito della vendita di servizi professionali come i corsi di formazione a cui partecipano manager e trader di istituti finanziari e bancari, private banker e imprenditori di cryptovalute e blockchain (come l’azienda Rivelli consulting), offerti dalla piattaforma web che è canale di collegamento tra i giovani e il mondo della finanza italiana. Con il fatturato crescono anche gli utili, o almeno così pare dall’ultimo bilancio depositato, quello del 2024, perché di quello del 2025 nei registri camerali non c’è ancora traccia. Il rischio è che la realtà sovvenzionata dai colossi della finanza italiana per informare finisca con il generare cicli e ricicli di persone, nuovi investitori con il fine ultimo di alimentare il mercato finanziario. Il rischio è quello che diventi uno schermo, dunque, apparentemente bello e affascinante, di quelli che ne apprezzi la fattura pure, ma che non appena lo accendi si vede in bianco e nero.

Uno schermo affetto da formicolio in cui compare un giovane ragazzo che spiega il funzionamento di determinati meccanismi. Dietro ci sono i soldi, gli stessi che utilizzi per riparare il televisore da quel fastidioso effetto neve. Come un bel programma: divertimento, sorrisoni, luci e luccichii vari e sfavillanti, ma a vedere il dietro le quinte si rimane con un amaro e malinconico sorriso. E l’anteprima dello show in questo caso sono i social che Starting ha progressivamente riempito anche a seguito di operazioni di fusione e scissione di alcune società che gli sono servite a creare un network capace di attirare migliaia di follower.

Tra queste ci sono Economika media, Talkin Pills, Velv srl e Nabila finanza. Aziende e pagine instagram che sono servite alla piattaforma per implementare strategie di marketing e di education e diventare finalmente The guardians of the banks. O se vogliamo, la versione finanziaria di Big bang Theory. Con una nota, a guardare il font utilizzato nella grafica appositamente realizzata per questo articolo, di Calfort decalcificante. Che peraltro non farebbe male al sistema bancario.

L’universo “Ravagers” di Moretti e Fischer: da Three hills capital a The Wilde
Le società Thcp: il veicolo Starting finance co-invest e Th Management

Ma chi sono Mauro Moretti e Bruno Fischer? Moretti, 45 anni, un’esperienza maturata in multinazionali del calibro di Jp Morgan, Bc Partners e Hutton Collins, nel 2013 crea Three hills, una piattaforma che oggi gestisce oltre tre miliardi di euro tra private equity e private credit consentendo agli imprenditori tramite investimenti e indebitamenti di acquisire partecipazioni in società. In breve: Moretti, in via collaterale ad altre attività, gioca con le partecipazioni societarie altrui, raccoglie capitali e investe in società. Un’attività che, a leggere sul web, pare gli consenta di detenere partecipazioni minoritarie in diversi complessi societari. Le strade, quella lussemburghese di Moretti e quella di Starting finance, viaggiano in parallelo sin dal 2016, ed è proprio tra il 2016 e il 2017 che Moretti avvia Thcp capital in Lussemburgo, una società che assolve alla funzione di domicilio legale per molti dei loro fondi di investimento. Parallelamente Starting Finance fa le prime apparizioni sui social arrivando a contare una community di oltre 250mila follower. Numeri che adesso fa solo Economika, una delle tante pagine web da loro amministrate.

Ed è proprio con Moretti che Starting finance entra in contatto nel 2020 con una collaborazione annunciata a maggio dello stesso anno sul quotidiano online Daily Cases che riportava l’ospitata di Moretti in studio da Starting finance. Un mese prima del finanziamento da 625mila euro, a ottobre 2020, una delle società del gruppo Thcp capital lussemburghese modifica ragione sociale e sede legale – dal civico 3 di place de Clairefontaine, L-1341 al 42, rue de la Vallée, L-2661 in Lussemburgo – diventa Starting finance Co Invest, cambia lo statuto e si trasforma in veicolo per attrarre investimenti internazionali da devolvere alla società di Scioli e Di Lella, come da integrazione statutaria. «Scopo della società è investire in qualità di socio e detenere una partecipazione in Starting Finance srl», si legge nell’atto costitutivo dopo la rettifica.

Nel 2023 infatti lo statuto di Starting riporta la modifica e attribuisce a Co-Invest sca quote di categoria B con diritti di voto esclusi o limitati riconoscendo un rendimento economico e contemporaneamente escludendo qualunque forma di controllo gestionale. In totale, a dire di Di Lella, Moretti avrebbe beneficiato «di quote pari al valore di circa 500mila euro». La società lussemburghese è stata amministrata da Th Management Sarl di Bruno Fischer, Yannick Monardo e Leks De Boer, altra realtà che fa sempre capo al gruppo Three hills, fino al 2024 quando Co Invest, raggiunto lo scopo, viene liquidata e cancellata dal registre de commerce et des sociétés, omologo del registro delle imprese italiano.

Mauro Moretti è un imprenditore conosciuto nel Milanese, dove ha implementato gran parte delle sue attività, tra le quali spicca il noto locale The Wilde, un pub, lounge bar and restaurant caratterizzato da una leggera sfumatura art Nouveau, il est claire, di parigina memoria. Di quelli con eleganti divani in stile liberty e atmosfera soffusa, di quelli della Milano In, di quelli che sorseggi un calice di vino e parli di azioni, affari e di ape. Quelli, per intenderci, in cui è abitudine chiamare il collega o commensale con l’articolo “Il” che precede il nome. Ecco, uno di quelli. Creato all’interno di un palazzo piuttosto modesto a dire il vero, dal prospetto di color rosso. E tende parasole rosse. Il locale all’interno si colora di grigio e giallo paglierino.


Il fondo rilancio: quel milione di euro proprietà di Cdp venture capital
L’aumento di capitale in equity di Vertis e i corsi di formazione di Starting

E così che negli anni con partner e investitori nazionali e internazionali, round dopo round, Starting è diventata attrazione per società satellite, subsatellite e intere galassie finanziarie, oltre a un enorme quantitativo di aziende private che in qualità di soci o partner sostengono l’iniziativa imprenditoriale in cui a reggere le fila sono Vertis e Ulixes, società che spaziano attorno alla start up sovvenzionata anche da Cassa depositi e prestiti. Starting finance infatti beneficia del finanziamento del possessore del tesoretto di Stato. Un contratto stipulato nel 2023 e inserito nelle clausole statutarie della società che assicura a Cdp una tutela patrimoniale maggiore rispetto a quella prestata ai soci fondatori e con il quale si obbliga Starting a emettere strumenti finanziari partecipativi – entro cinque anni – dal valore di un euro ciascuno fino a un massimo di un milione (per una o due volte), da sottoscriversi da parte di Cdp venture capital sgr spa in nome e per conto del fondo comune di investimento denominato Fondo Rilancio. Con l’ulteriore clausola che prevede l’esclusione del diritto di sottoscrizione per i soci. Stando così le cose Starting può essere qualificata come una società statale-privatizzata. O, ancora, se si volesse ricorrere a un’espressione del passato, una società para-statale in partnership con istituti bancari, assicurativi e di gestione del risparmio.

Un’operazione non dissimile, ovvero l’aumento di capitale in equity (alla quale – e analogamente all’emissione degli Sfp – può conseguire una diminuzione percentuale del peso degli altri soci), riguarda invece l’immissione di liquidità da parte di Vertis effettuata tra il 2023 e il 2024. Entrambi gli accordi che prevedevano l’acquisto di quote in cambio di capitali hanno permesso alla piattaforma di aumentare il proprio di due milioni e mezzo di euro. Così ripartiti: un milione da Cassa depositi e prestiti e un milione e mezzo da Vertis. «Fondi – si legge sul web – impiegati per espandere l’organico, l’academy e i servizi B2B». Ovvero quei servizi che l’azienda fornisce a enti o organizzazioni terze piuttosto che al consumatore finale che, nel caso di Starting finance, sarebbe l’utente. O meglio ancora il cliente.

Un catalogo vero, con prezzi pubblici e rate senza interessi, quello che mette a disposizione la piattaforma online che assicura attestati di frequenza e preparazione a esami propri o di enti terzi per master e corsi singoli. Il costo non è fisso ma varia in base all’argomento, alla durata e ai docenti prescelti. C’è Andrea Rivelli di Rivelli consulting, c’è Filippo Arcieri, portfolio manager nel reddito fisso e professore a contratto all’università La Sapienza di Roma, Bruno Moltrasio di Capital com. Ci sono ex campioni di trading come Angelo Ciavarella, docente all’Università di Greenwich e professionisti certificati messi a disposizione da enti come Aiaf (Associazione italiana analisti finanziari) e Anasf (Associazione nazionale consulenti finanziari).

Ulixes e Vertis, i pianeti che ruotano attorno al baricentro Starting finance
Il villaggio Giurazza e gli istituti bancari azionisti dell’universo di Odisseo

Starting finance funge da baricentro attorno al quale oscillano altri due universi: le società di gestione del risparmio Ulixes spa e Vertis spa. Un legame stretto con la banca di Fondi per la prima, di cui è proprietaria al 51 per cento, fondata nel 2019 e radicata nel territorio pontino. Società napoletana invece Vertis, nata tre anni più tardi. A quest’ultima, che dal 2026 vanta una collaborazione con Intesa San Paolo, Starting Finance cede parte della proprietà nel 2024, il 30 per cento circa, quando avvia il secondo ciclo di immissione di liquidità in cui la società campana finanzia la piattaforma con due milioni e mezzo di euro. Ad avere quote in Vertis sono Fiart Cantieri spa e Idi srl. Due società che in comune non hanno proprio niente. Fiart si occupa di costruzioni navali mentre Idi srl è la società di proprietà di Danilo Iervolino, editore di giornali come l’Espresso e Robb Report. Ma anche fondatore e socio delle università telematiche Pegaso, Universitas Mercatorum, Multiversity e l’Università San Raffaele di Roma.

Le commissioni attive registrate nel bilancio 2025 da Ulixes sono relative solo ed esclusivamente al fondo Lumen II, una differenza sostanziale e corposa con l’anno precedente dove invece Ulixes registrava commissioni attive pari a circa due milioni di euro

Ulixes invece detiene quote in Starting finance dal 2018 in nome e per conto di Lumen Ventures, in particolare dei fondi Lumen e Lumen II. Non fa altro che operare come società fiduciaria di Lumen e in cambio riceve delle commissioni. A marzo 2026 Lumen Ventures e Ulixes annunciano il primo closing di Lumen II (quest’ultimo possiede quote per circa 15mila euro di Starting, Lumen invece ne possiede circa seimila), ovvero il raggiungimento dell’obiettivo previsto riguardante la prima tranche di capitali per effettuare i primi investimenti. Una cifra non rivelata, quello che si sa è che dovrà raggiungere i cento milioni di euro. Investitori del fondo sono Cdp venture capital sgr, Fondazione Enpam e Banca popolare di Fondi.

Da sinistra verso destra, il cda di Lumen Ventures: Raffaele Sansone, Davide Fioranelli e Luca Dezi

Le banche azioniste di Ulixes e gli istituti bancari che ruotano attorno a Vertis

Nella complessiva valutazione del giro d’affari di Starting non si può non tener conto delle partecipazioni degli istituti bancari nel caso di Ulixes e delle collaborazioni con fondi di sviluppo per le piccole e medie imprese nel caso di Vertis. Nella società diretta da Marzinotto quattro banche detengono circa il 60 per cento delle azioni, ovvero la maggioranza della società.

Se si considera che Ulixes in Starting detiene circa il sei per cento in nome e per conto di Lumen, è giocoforza dire che le commissioni derivanti dalla partnership tra Ulixes e Lumen, a loro volta derivanti dalla remunerazione della partecipazione, sono per la stragrande maggioranza proventi che andranno alle banche proprietarie di Ulixes in misura proporzionata alle partecipazioni detenute e alle commissioni ricevute a seguito della detenzione di quelle partecipazioni.

A possedere azioni sono la Banca popolare di Fondi il cui presidente del cda è lo stesso Marzinotto. La banca è titolare di ottomila azioni, corrispondenti al 51 per cento circa del capitale della società. La banca popolare di Cortona, il cui presidente è Andrea Cardoni, invece possiede 633 azioni, corrispondenti al quattro per cento del capitale. Titolare di 475 azioni, corrispondenti al tre per cento del capitale, è la banca di Lajatico presieduta da Nicola Luigi Giorgi. Baps, guidata da Saverio Continella, invece detiene un altro tre per cento corrispondente a 475 azioni.

Tutti i nomi da sinistra verso destra. Il Cda della Banca di Fondi (le foto di Maria Cristina Sepe, Carlo Del Serrone e Franco Zannella non sono presenti nel web né riportate in grafica): presidente Antonio Carroccia, ad Gianluca Marzinotto, Pina Murè, Vincenzo Di Lucia e Nicola Rasile; Il cda di Banca Sella: Tiziana Catarci, Massimo De Donno, Helga Garuzzo, Massimo Vigo, presidente Giovanni Petrella, Mascia Bedendo, Luca Boggio, vice presidente Sebastiano Sella, Giovanni Sabatini, Pietro Sella; Il Cda di Intesa San Paolo (i nomi riportati in grassetto sono i precedenti consiglieri di amministrazione, presenti in grafica ma non nell’attuale composizione del cda di Intesa che risulta invece integralmente riportata in didascalia): Gian Maria Gros Pietro; Paolo Andrea Colombo, Carlo Messina, Franco Ceruti, Paola Tagliavini, Liana Logiurato, Luciano Nebbia, Bruno Picca, Livia Pomodoro, Maria Alessandra Stefanelli, Bruno Maria Parigi, Daniele Zamboni, Maria Mazzarella, Anna Gatti, Fabrizio Mosca, Milena Teresa Motta, Maria Cristina Zoppo, Alberto Maria Pisani, Roberto Franchini, Pietro Previtali, Franco Ceruti, Maura Campra, Mariella Tagliabue, Mariangela Zappia, Paolo Maria Vittorio Grandi, Riccardo secondo Carlo Motta; Il cda di Baps: Arturo Schininà, Saverio Continella, Angelo Firrito, Paolo Bonaccorso, Raimondo Maggiore, Adriana Puglisi, Daniele Manenti, Antonella Leggio, Gaetano Cartia, Gaetana Iacono; Il Cda della Banca di Cortona: Christian Cavazzoni, Andrea Cardoni, Angiolo Farina, Michela Camorri; Il cda della Banca di Lajatico: Alessia Macchia, Marco Allegrini, Daniele Salvadori, Nicola Luigi Giorgi, Ilaria Kutufa, Paolo Ferragina; Il cda di Mediocredito: Andrea Messuti, Sandro Donati, Giorgio Toschi, Valeria Giancola, Ferruccio Ferranti, Alessandra Bianchi;

I nomi riportati e la grafica riprodotta corrispondono a un articolo non aggiornato del 2024. In particolare, a cambiare sono stati alcuni componenti del Consiglio di amministrazione (di cui diamo nota in grafica) subentrati al posto di Angelo Firrito, Antonella Leggio, Daniele Manenti e Gaetano Cartia

Leggi l’articolo Banche e mafia. Sull’isola è oligopolio a tre: Unicredit, Intesa San Paolo e Baps

Per quanto riguarda invece la società guidata da Amedeo Giurazza, pur non godendo di partecipazioni bancarie, collabora o ha collaborato con diversi istituti finanziari tra cui Mediocredito centrale, Banca del Mezzogiorno, Banca Sella e Neva Sgr, la società di venture capital del gruppo Intesa San Paolo che investe in uno dei tani fondi di Vertis dedicato allo sviluppo di startup e piccole e medie imprese innovative meridionali che finanzia settori come l’intelligenza artificiale, cybersecurity, fintech e agritech. Il fondo, stando a un comunicato della banca datato aprile 2026, ha raccolto 49 milioni e mezzo di euro, realizzato sette investimenti e prevede di effettuarne altri sei entro la fine dell’anno. Tutt’oggi Vertis detiene 114mila e 627 euro su 350mila 480 euro di capitale sottoscritto, circa il 32 per cento delle quote di Starting finance.

La galassia degli Sfoglietta: Ventive, il conduttore Ala 34 e il bigio universo Gyala
La famiglia Salini, le società varianti e il giornale del nipote di Cirino Pomicino

C’è un filo conduttore che lega Starting finance alla miriade di società satellite (definite varianti perché in un modo o in un altro svolgono tutte la stessa attività: la consulenza, l’orientamento e l’assistenza operativa a imprese private) che orbitano attorno alla piattaforma digitale di educazione finanziaria. Si tratta di Ala 34, un coworking in cui hanno sede anche tante attività legate a Ventive srl, l’incubatore di start up che aiuta a crescere le imprese neonate. Con un bilancio che nel biennio 2024-2025 presenta perdite pari a 451.120 euro, quest’ultima rappresenterebbe l’evoluzione di un’altra società avviata precedentemente con il nome Starting finance deal e successivamente trasformatasi in Ventive.

Post e articoli di e su Roberto Sfoglietta: la copertina di Forbes datata 2021 che lo ritrae in prima pagina tra i cento migliori imprenditori italiani under 30. Il magazine gli ha dedicato una pagina advertorial in collaborazione con Intesa San Paolo e Acer

Nonostante l’amministratore dica che «non c’è mai stata alcuna collaborazione tra le due realtà», lo spazio di lavoro comune come il coworking Ala 34, i collegamenti tra partecipaizoni societarie, i legami personali, la condivisione di investitori e sedi nonché la pubblicizzazione di contenuti che riguardano il gruppo Starting finance farebbero pensare a una collaborazione più solida.

Altro volto comune a Starting e Ventive è quello di Francesco Strano, socio in Starting finance e al contempo memebro del club deal di investitori di Ventive: nel 2023, proprio Strano, insieme, tra gli altri, a Di Lella e al manager di Banca Finnat Piccioli, ha beneficiato di una conversione del capitale in quote ordinarie di categoria C, ovvero quelle soggette a particolari limiti come, per esempio, il rispetto di determinate clausole di prelazione nel caso di un’eventuale cessione.

Altro elemento costitutivo della rete societaria che negli anni si è sviluppata attorno a Starting e Ventive è anche la condivisione del coworking Ala 34, il cui indirizzo è utilizzato come sede legale da altre tre società: Ala 34, Investire nel futuro 2020 e Archimede Invest 1. Tutte e tre con domicilio a Roma, in via Affogalasino 34 in quello che appare un crocevia di decine di società. Archimede Invest 1, una delle tante società che utilizza lo spazio appositamente allestito tra il quartiere Suburbio Gianicolense e la zona Portuense. «Negli uffici di Ala sono registrate le sedi legali di molte società – sottolinea l’amministratore delegato di Ventive -, perché è un grande coworking che è stato utilizzato anche da Starting».

Altra variante di successiva costituzione è Consulting 34. Diretta dalla famiglia Salini, il padre Stefano e i figli Tommaso e Matteo, ha il 30 per cento di Ventive corporate dove si incrociano le attività di Roberto Sfoglietta e Matteo Salini. Quest’ultimo è un commercialista la cui famiglia non ha alcun rapporto di parentela con i Salini di WeBuild, l’azienda che risulta ancora capofila del consorzio Eurolink, incaricato ufficialmente della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Con Consulting i Salini si occupano della costituzione di startup, fiscalità d’impresa, operazioni straordinarie, finanza agevolata e bandi europei. Consulting 34 è anche socia di Scomodo, il nome della società editrice del giornale omonimo diretto da Lorenzo Cirino Pomicino, nipote dell’ex parlamentare democristiano Paolo Cirino Pomicino.

Poi ci sono altre due società ‘varianti’, una cancellata e l’altra inattiva, entrambe aventi sede legale allo stesso indirizzo delle precedenti. Una, sebbene inattiva, è ancora socia di Starting finance, ed è Investire nel futuro. Società di cui è rappresentante legale Giovanna Montanari che al contempo è socia di Rivelli Consulting, un’altra realtà amministrata da Andrea Rivelli operante nel settore dei corsi di formazione su blockchain e crypto. Nonostante la società di sua proprietà non abbia rapporti concretizzatisi poi nell’acquisizione di quote societarie di Starting, Rivelli esercita la professione di docente nei corsi organizzati dalla piattaforma. Un altro cerchio concentrico del tunnel che connette istituti finanziari e bancari di professione. Rivelli infatti è un private banker partner di Bnp paribas e del gruppo Bnl nonché consulente finanziario di Zurich bank.

Del consiglio di amministrazione di Ventive, oltre a Sfoglietta fanno parte Daniele Serra, Federico Di Condina, Andrea Idone e dal 2025 anche Fabrizio Bencini. Che con Sfoglietta condivide la poltrona da consigliere anche in un’altra società: Kontive srl.

Fabrizio Bencini: chi è l’uomo che dal 2025 è incaricato di amministrare Ventive?
Il ruolo in Kon group e la società Basilea 2 registrata senza dichiararne l’attività

Bencini è uno degli amministratori di Kontive e di Kon Spa, due società appartenenti allo stesso gruppo (anch’esso con una propria copertina su Forbes che ritrae anche Bencini) che si occupa di consulenza, riorganizzazione aziendale e risk management. Ma ricopre (e in alcuni casi ricopriva) lo stesso ruolo in altre cinque società. Una è Basilea di proprietà di Kon spa, Ag Consulting e Ifinance srl, il cui ultimo protocollo risale al 2023 e in cui Bencini forniva la propria opera professionale in qualità di consigliere di amministrazione. La società è stata iscritta nel 2004 senza dichiarare l’attività svolta.

Ed è proprio dal 2004 che Bencini opera nel settore della consulenza aziendale. Il suo compito sarebbe fornire soluzioni innovative e integrate ai manager e agli azionisti delle imprese. Altre società in cui riveste la stessa carica sono Sanedia, Kontive, in cui Bencini è amministratore delegato, Manteia e Sird. Poi c’è I2K The innovative investment klub srl, un veicolo societario prevalentemente utilizzato come sub-holding privata per operazioni di club deal e investimenti mirati. Di questa però Bencini è procuratore speciale.

Altra società del gruppo è Gig Innovation, una realtà che supporta le imprese nell’organizzazione delle proprie attività. Inoltre compartecipano al gruppo Kon Ip, Trezerodue (società nella quale Bencini non ricopre alcun ruolo), Kon organizzazione sistemi srl e In-Ventive 5, una delle tante società a responsabilità limitata socia di Ventive. Tutte svolgono più o meno le stesse attività di consulenza, investono in sistemi di intelligenza artificiale per svolgere attività di ausilio imprenditoriale. In queste Bencini non ha alcun ruolo.

Si può dire che la catena spaziale di questo immenso multiverso di cui fa senz’altro parte Ventive si leghi all’ultimo anello rappresentato da Gyala, società fondata tra gli altri dal padre di Sfoglietta. Un’azienda sganciata dall’universo Starting, ma che insieme a Ventive costituisce un universo parallelo. Una società che non solo risulta nel portfolio di Ventive, ma di cui quest’ultima è anche socia.

L’universo parallelo di Gyala, la società di cybersecurity con origine militare guidata dagli alti evoluzionari
I pianeti del no profit e dell’energia legati a chi ha collaborato con la Difesa: l’aumento di capitale nel 2026

Nell’universo Marvel, gli alti evoluzionari e le loro varianti viaggiano da un universo all’altro, giocano con le linee temporali, conoscono i protagonisti Marvel più importanti e da loro acquisiscono informazioni incidendo notevolmente nelle dinamiche universali. E la situazione ricalca, ovviamente in via esclusivamente parodiale e satirica, l’universo Gyala e chi lo amministra. Storico, Sfoglietta e Mugnato conoscono le società più importanti che contribuiscono a modificare il Paese, ci entrano in contatto e acquisiscono da loro importanti investimenti

Società da circa tre milioni di ricavi annui, Gyala si occupa di cybersicurezza e collabora con lo Stato italiano, in particolare con il ministero della Difesa, cooperazione attraverso la quale ha sviluppato nell’ambito del piano nazionale di ricerca militare la piattaforma Agger, attraverso «sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale di derivazione militare sarebbe capace di prevenire ogni minaccia», si legge sul sito della compagnia, e di proteggere ambienti tecnologici utilizzati nell’ambito dell’informatica d’ufficio tradizionale e nel mondo dei sistemi industriali, macchinari e dispositivi.

Nel pubblicizzare le proprie attività promette una tecnologia cento per cento made in Italy per ridurre la dipendenza da soluzioni hardware e software estere. E proprio di queste si sarebbe occupata per conto del ministero della difesa. «Non c’è nulla di altamente segreto o imprese eccezionali dietro l’azienda di mio padre – dichiara Sfoglietta, figlio di Gianroberto e con Ventive socio di Gyala – ha semplicemente fornito dei software informatici al ministero».

A dirigere la società sono il presidente Andrea Storico, Gianroberto Sfoglietta e Nicola Mugnato, tre volti da sempre impegnati nel mercato dell’informatica, immobiliare e di progettazione software. I profili istituzionali e professionali fanno sì che l’azienda abbia una sfera di influenza e di attrazione per altre società. E come le altre orbitanti nel multiverso finanziario opera nel mercato societario, è soggetto e oggetto di investimenti, collabora con le grandi aziende italiane di energia, di innovazione e sviluppo start-up e del no profit.

Tra queste ultime c’è Azimut, il gruppo londinese con una propria fondazione attraverso la quale finanzia i grandi progetti da realizzare a seguito di un’emergenza climatica o calamità naturale. C’è Deep Ocean, la società di gestione del risparmio indipendente con sede a Roma che investe nel settore Deep Tech, cioè l’insieme di innovazioni basate su scoperte scientifiche avanzate, ingegneria complessa volta a risolvere grandi problemi globali.

Un esempio è rappresentato dall’editing genetico – che però non è una di quelle pratiche attuate dalla società di Storico – o ancora la creazione di sistemi informatici di alta protezione, attività di cui invece Gyala pare essere leader nel settore. Poi c’è Terna, la società che rifornisce di energia elettrica gran parte del Paese e c’è Ventive. Proprio con queste Gyala ha chiuso un round di finanziamento da quattro milioni a marzo del 2026.

Nonostante la rinomata fama frutto anche delle collaborazioni con chi gestisce i servizi di pubblica utilità del Paese, non è semplice trovare informazioni curriculari su precedenti esperienze dei fondatori. Ma si possono tracciare i collegamenti societari. Prima di Gyala, Storico e Sfoglietta hanno avviato Interconsulting, una società italiana di ingegneria dei sistemi operante nei mercati strategici dell’aerospazio e della difesa poi acquisita definitivamente nel 2021 dal gruppo Rina.

Pare essere stata la prima esperienza nel settore di due degli alti evoluzionari. Consultando i documenti camerali si scopre che hanno avuto quote e partecipazioni in diverse società nei più disparati settori quali ad esempio, oltre alla progettazione e sicurezza informatica, anche nel comparto immobiliare, turistico e di marketing aziendale.

Più scarno invece il curriculum di Mugnato, nel suo palmares figurano due passati incarichi da consigliere nelle società Cyberlabs e Selex se e una attuale partecipaizone nella misura del 20 per cento in qualità di socio di maggioranza in Pioppi immobiliare, società milanese che si occupa di costruzioni, ristrutturazioni, acquisto e locazione di immobili.

L’articolo-post sul signoraggio bancario che abbiamo inviato a Starting Finance
Scioli: «Cerchiamo profili più allineati alla nostra azienda». Così stracciano il pezzo

E allora Starting funziona come un giornale? Cioè i proprietari soci si atteggiano e si comportano come direttori ed editori? Oppure è completamente diverso? Per scoprirlo, anche per avere quel margine di certezza concreta, o meglio ancora per avvalorare documenti e ricerche e completare un lavoro giornalistico e paralllelamente assolvere a un dovere che il lavoro di inchiesta impone, dovevo provare.

Perché la domanda è: il signoraggio bancario è meritevole di attenzione da parte di un’azienda che si propone di formare e informare sui temi della finanza? Oppure ancora: sono meritevoli di trattazione le ripercussioni sul sistema economico-finanziario che conseguono alla politica monetaria della Banca centrale europea?

Per scoprirlo non mi rimaneva che inviare un articolo con tanto di post ispirato alla grafica di Starting finance fingendo interesse per una candidatura. L’annuncio era su Linkedin. Nella mail ho anche proposto ulteriori temi come un approfondimento su Revolut e un’indagine sulle industrie di caffè. E il motivetto risuona subito alle orecchie. Evidentemente però i contenuti, né tanto meno il motivetto, hanno suscitato interesse o se l’hanno fatto probabilmente in negativo.

La risposta non arriva subito, non sono bastate neanche diverse sollecitazioni via mail, ma una breve, a dire il vero, ricerca su Google mi ha permesso di individuare due numeri di telefono entrambi riferibili, almeno secondo il motore di ricerca, a starting finance: uno corrispondente al nome di Roberto Sfoglietta, amministratore di Ventive, l’altro a Marco Scioli. Un risultato che lascia un certo stupore, se si considera che Sfoglietta non fa parte di Starting. Vari tentativi, ma alla fine ci riesco e mi metto in contatto con Scioli.

Dopo averci informato degli “screening” e sollecitato con diversi inviti a contattare “i ragazzi” via mail, la risposta, seppur espressione di accomodante disponibilità, non è stata delle migliori: «Dal primo screening hanno trovato profili più adatti e allineati alla ricerca», è stato il messaggio di risposta. Non possiamo dire con certezza che a incidere sul responso (sfavorevole), comunicato peraltro solo via whatsapp e non anche via mail, sia stato esclusivamente l’articolo proposto, ma i dubbi sono più d’uno.

Torna in alto