Il Caronte della finanza italiana traghetta i giovani verso il paese dei balocchi
Perché ci sono due tipi di pezzi che si possono fare su Starting finance, forse anche tre. Oppure quattro. C’è un pezzo in cui si racconta freddamente delle operazioni di mercato, closing, exit, round. C’è un altro pezzo in cui si utilizza un altro modo, quello di analizzare le compagini e gli asset societari. Un altro ancora è quello di raccontare la favola di tre ragazzi che si son fatti da soli. Un altro, ed è quello prescelto, è quello di mischiare il tutto. Perché sì, la favola dei ragazzi che creano una startup da zero non solo c’è, sebbene con aiuti non indifferenti, ma è anche vera.
E a sentire chi quella piattaforma l’ha creata traspare tutta questa verità e anche la rabbia di chi si difende da un probabile giornalista azzeccagarbugli. Una rabbia legittima, sintomo di una vera e spontanea affezione al progetto. Ma c’è anche un’altra verità, innegabile e che legittima tutte le domande che un giornalista altrettanto legittimamente può porsi. Una verità che racconta di finanza, investimenti e gestione del risparmio. Insomma di soldi, che rischiano di rovinare quella bella favola che è Starting.
Ma c’è anche un problema ed è la visione delle banche e del mercato. Un problema che ha sollevato uno degli intervistati: «Che taglio vuoi dare al pezzo? Come le vedi le banche, perché in questo caso – mi spiega Edoardo Di Lella, uno dei fondatori – le banche hanno svolto e svolgono una funzione sociale». E io mica immaginavo che una banca, a parte banca Etica, potesse adempiere a una funzione sociale. Che in questo caso è quella educativa. E invece pare proprio che sia così.
Cioè, secondo Di Lella, private banker, imprenditori italiani e grandi banchieri «ci hanno aiutato». Ne è proprio convinto uno dei fondatori che insieme a Marco Scioli ha creato e avviato Starting finance, la piattaforma di educazioen finanziaria che da anni informa il web sulle dinamiche finanziarie e imprenditoriali del mercato italiano. Ma ne è convinto anche Roberto Sfoglietta, fondatore di Ventive che con Di Lella e Scioli ha condiviso la gioventù e le prime iniziative imprenditoriali.

Perché da lettore e da giornalista, al di là della prima impressione che lascia colpiti positivamente, cioè quella di una piattaforma di educazione finanziaria in cui vengono spiegati (e anche bene) temi interessanti da un bravo Edoardo Scirè, nel trovarsi di fronte a una realtà di questo genere ci si chiede: se nei giornali, che siano di cronaca, di inchiesta o di altro genere c’è sempre un direttore, un editore proprietario (che è anche imprenditore) che detta la linea editoriale e che, non in tutti i casi per carità, la stessa linea risulta viziata da amicizie politiche, imprenditoriali o conoscenze del mondo affaristico che lo stesso frequenta, in quella che poi diventa una catena di montaggio dai meccanismi contorti, come funziona invece in una realtà, in particolare in una società a responsabilità limitata come Starting finance?
Una società completamente diversa da un giornale che si occupa di educazione finanziaria (e quindi ha anche carattere editoriale) che non ha editori ma tanti proprietari e che tra questi compaiono finanziarie e società di gestione del risparmio? Come funziona una società che coinvolge anche banche e gran parte del mondo finanziario italiano? Quanto incide nella linea editoriale chi possiede quote in Starting finance? Perché attorno a Starting ruotano le più svariate realtà con propri interessi (anche economici e speculativi) e che come tutte le società agiscono per tutelarli (e incrementarli).
E quanto e in che misura fanno valere questi interessi di natura finanziaria, aziendale e imprenditoriale nel programma editoriale della piattaforma? La risposta da chi Starting l’ha vista nascere è «zero». C’è «un team editoriale che non si fa influenzare, né riceve o subisce diktat dai soci», è la risoluta replica di Di Lella.
Società di gestione del risparmio, istituti bancari e assicurativi, grandi colossi della gestione del capitale, cybersicurezza, realtà che hanno avuto a che fare con la difesa nazionale ed esperti di private equity. Tutti collegati da un grande ponte spazio temporale, come quello di Einstein Rosenberg. È il multiverso fatto di grandi gestori finanziari in cui fluttua Starting finance, la piattaforma di educazione economica che dal 2016 informa e forma i giovani sulle dinamiche del mercato e delle grandi aziende italiane e internazionali.
O almeno questo è lo spirito che pare risiedere nelle intenzioni dei fondatori e del gruppo che gestisce il portale. Lo stile è quello giovanile e scanzonato di Edoardo Scirè, in un mondo ormai sempre più smart improntato a un’informazione veloce e senza fronzoli. Un modo accattivante di informare su rischi e conseguenze connesse allo sviluppo di determinati prodotti e alla messa in atto di determinate pratiche industriali.
Dietro la piattaforma online però ci sono i protagonisti del mondo finanziario, economico e formativo italiano. Che con l’informazione c’entrano e non c’entrano. E nel backstage, neanche a dirlo, ci sono soldi e investimenti. Un grande paese dei balocchi dove le società diventano giostre e in cui le birre e i sigari che ti fanno diventare le orecchie da asino si scoprono solo scavando. E così la sensazione è quella di essere davanti a una tv di Stato privatizzata in cui la regia dei programmi è diretta dalle società proprietarie. Tra tutte, la società di gestione del risparmio Vertis a capo della quale c’è Amedeo Giurazza, titolare del 32 per cento delle quote. E come d’incanto, l’incanto svanisce.
Così si scopre che la retorica dei bravi ragazzi che si son fatti da soli in realtà non è proprio tutta la verità. E ad analizzare le compagini societarie e a vedere i post il dubbio, che il risultato, legittimo per carità e forse implicito, indiretto e non dolosamente malcelato, possa essere quello di creare una nuova classe dirigente di investitori, viene.
Sullo sfondo ci sono ‘quei pianeti’ del sorridente Tomassini, l’onnipresente Giurazza e il divertente (probabilmente anche divertito) e convincente Marzinotto con una schiera di satelliti al seguito governati da altrettanti pianeti che orbitano all’interno di altrettante galassie. E ognuno ha il suo periodo di rivoluzione: c’è Vertis, c’è Ulixes e una sfilza di banche dal sud al nord Italia che indirettamente beneficiano delle grandi balle spaziali che il mondo della finanza e dei corsi di formazione talvolta rischiano di offrire. Il primo, il mondo finanziario, perché il rischio è connaturato al tipo di attività e non è misurabile. Per i secondi, invece, cioè i corsi di formazione, vale un dubbio argomentativo: come si misura l’affidabilità di un percorso professionalizzante?
In sottofondo si sente Creep dei Radiohead, colonna sonora del più disastrato e sconfortante volume di Guardiani della Galassia. Il terzo. E al ritmo di Creep, Starting finance lavora con grandi banche, intermediari finanziari e grosse aziende, che poi in parte sono anche proprietari della società. Collabora con realtà del calibro di Consob ed Euronext Academy, il centro di formazione del gruppo borsistico paneuropeo che gestisce anche Borsa italiana, e importanti brand finanziari. E proprio di Borsa italiana spa fa parte Amedeo Giurazza, nel cda di Starting finance e di Vertis, tra le società proprietarie di Starting.

Il fatturato cresce a seguito della vendita di servizi professionali come i corsi di formazione a cui partecipano manager e trader di istituti finanziari e bancari, private banker e imprenditori di cryptovalute e blockchain (come l’azienda Rivelli consulting), offerti dalla piattaforma web che è canale di collegamento tra i giovani e il mondo della finanza italiana. Con il fatturato crescono anche gli utili, o almeno così pare dall’ultimo bilancio depositato, quello del 2024, perché di quello del 2025 nei registri camerali non c’è ancora traccia. Il rischio è che la realtà sovvenzionata dai colossi della finanza italiana per informare finisca con il generare cicli e ricicli di persone, nuovi investitori con il fine ultimo di alimentare il mercato finanziario. Il rischio è quello che diventi uno schermo, dunque, apparentemente bello e affascinante, di quelli che ne apprezzi la fattura pure, ma che non appena lo accendi si vede in bianco e nero.
Uno schermo affetto da formicolio in cui compare un giovane ragazzo che spiega il funzionamento di determinati meccanismi. Dietro ci sono i soldi, gli stessi che utilizzi per riparare il televisore da quel fastidioso effetto neve. Come un bel programma: divertimento, sorrisoni, luci e luccichii vari e sfavillanti, ma a vedere il dietro le quinte si rimane con un amaro e malinconico sorriso. E l’anteprima dello show in questo caso sono i social che Starting ha progressivamente riempito anche a seguito di operazioni di fusione e scissione di alcune società che gli sono servite a creare un network capace di attirare migliaia di follower.
Tra queste ci sono Economika media, Talkin Pills, Velv srl e Nabila finanza. Aziende e pagine instagram che sono servite alla piattaforma per implementare strategie di marketing e di education e diventare finalmente The guardians of the banks. O se vogliamo, la versione finanziaria di Big bang Theory. Con una nota, a guardare il font utilizzato nella grafica appositamente realizzata per questo articolo, di Calfort decalcificante. Che peraltro non farebbe male al sistema bancario.
Starting Finance: cos’è, com’è nata. Governance, soci e la revisione dei conti
Le società acquisite, Starting finance deal e le origini dei giovani fondatori

Proprietari, amministratori e principali protagonisti dell’universo di Starting Finance
Il cammino di Starting finance è cominciato nel 2016, ed è stato l’inizio della favola per chi, come i fondatori Marco Scioli ed Edoardo Di Lella, ha creduto nel progetto. Negli anni 2018 e 2019 arrivano i primi piccoli investimenti e Starting finance viene iscritta definitivamente al registro delle imprese. Si parla di migliaia di euro. Tra il 2020 e il 2022 le prime operazioni societarie. Nel 2024 l’acquisizione di partecipazioni importanti come quella di Vertis e i primi round milionari. Il 25 settembre 2025 Starting presenta il Manifesto per l’educazione finanziaria, firmato fra gli altri da Benedetto Vigna di Ferrari, Matteo Del Fante di Poste Italiane, Francesco Gattei di Eni e dalla commissaria Consob Gabriella Alemanno, e il programma Finance for School, con cui i ragazzi dei club universitari portano lezioni di finanza personale nelle scuole superiori. In parallelo al cammino di Starting finance, negli stessi anni si è sviluppata un’altra società dal nome analogo, Starting finance deal, poi tramutatasi in Ventive. Creata per supportare le imprese, e tra queste anche Starting finance, nel processo di crescita. Ceo di questa società era Roberto Sfoglietta, attuale amministratore dell’incubatore di startup Ventive.
Di Lella e Sfoglietta: «Starting finance non c’entra nulla con Ventive»
Il «rapporto esclusivamente umano» che lega le due realtà societarie
Starting finance deal costituisce il primo punto di contatto professionale e affaristico tra Sfoglietta, Di Lella e Scioli. Avviata, lo dice lo stesso amministratore delegato di Ventive Roberto Sfoglietta, «tra errori di comunicazione e strategie di marketing sbagliate». Ma a parte questo, sottolinea contattato al telefono da questo giornale, «Ventive non c’entra nulla con Starting finance, non abbiamo mai lavorato insieme ma la relazione tra le due società si è caratterizzata per un forte rapporto umano e per la condivisione del coworking Ala 34». Un luogo di lavoro condiviso in cui si riuniscono le imprese del settore innovazione. Concetto, questo, poi ribadito anche da Di Lella.

Da sinistra verso destra nelle immagini centrali: Edoardo Di Lella, Roberto Sfoglietta e Marco Scioli
In realtà, però, a guardare i documenti camerali la collaborazione di tipo professionale è continuata almeno fino al 2025. Sia Scioli che Di Lella, infatti, detenevano partecipazioni in Ventive nella misura rispettivamente del 5,98 per cento e del 4,36 per cento. Gli affari dei tre, inoltre, convergono anche in altre società. Una di queste è la società a responsabilità limitata ZeroCo2 in cui hanno partecipazioni la società Team up di Sfoglietta senior e Ventive srl. Nella stessa ha partecipazioni anche Scioli nella misura dello 0,24 per cento. Una partecipazione superiore pari a 1,22 per cento è detenuta da Archimede capital partners, di cui Enrico Maria Di Lella, padre di Edoardo, detiene il 35 per cento. Ma tra i soci di ZeroCo2 compare anche un’altra società che funge da ulteriore anello di congiunzione tra più universi, quello di Gyala e Ventive a quello di Starting. O meglio ancora, tra più persone ancorate da legami societari.
Si tratta di Vettore srl, una holding che oltre ad avere una piccola parte di Zeroco2 (circa l’1 per cento) vanta partecipazioni in altre due società: Sicily addict e Gyala Invest. Della prima Sfoglietta junior è stato consigliere di amministrazione, la seconda invece fa parte del gruppo Gyala, la società fondata anche da Gianroberto, padre di Sfoglietta. Poi c’è un’altra società che è Archimede Invest 1, in cui a essere amminstratore è il frontman di Starting finance Edoardo Scirè e tra i soci c’è anche Edoardo Di Lella.
Le società acquisite e incorporate: Benny srl, la realtà che ha contribuito alla nascita di Starting
Il primo giro di boa tra il 2025 e il 2026 con l’acquisizione delle aziende per ampliare il pubblico
Tra il 2025 e il 2026, tramite operazioni di acquisto, fusione per incorporazione e cancellazione Starting realizza il primo giro di boa che gli permette di accorpare tre società: Talkin Pills, Economika media e Velv srl. Quest’ultima, ormai cancellata, era di proprietà al cento per cento di Starting finance e gli amministratori c’erano due di quelli che condividono la proprietà dell’attuale piattaforma web, Scioli e Di Lella, e tra i consiglieri di amministrazione c’era anche Amedeo Giurazza, attuale amministratore di Starting finance. Oltre a ricoprire la stessa carica in una società proprietaria del portale.


Economika media invece è una realtà societaria paralella di cui è proprietaria al cento per cento Starting finance. È l’unità secondaria della società, che ha sede al civico 19 di via Luigi Galvani e svolge la stessa attività di promozione e divulgazione dei contenuti formativi. Sulla pagina instagram infatti compare lo stesso genere di post accompagnati dalla promozione di corsi web e di marketing aziendale. Stessa linea editoriale, diverso iter d’acquisizione vale per Talkin Pills, incorporata a novembre del 2025 tramite fusione e poi cancellata definitivamente a marzo del 2026. Amministratrice unica della società era Carolina Sansoni, attuale moglie del cantante Tommaso Paradiso. «Ci siamo avvalsi di queste società per strategia aziendale e per diversificare i contenuti editoriali tra economici e finanziari», sostiene Di Lella.
Benny srl, la prima operazione societaria che ha contribuito alla costituzione di quella che oggi è Starting finance
Poi c’è un’altra società che risale ai primi anni della piattaforma ed è Benny srl, la cui compagine societaria ricalca in misura prevalente la medesima compagine di Starting: oltre a Scioli e Di Lella che possedevano una quota pari al 35 per cento ciascuno, c’erano Enrico Maria di Di Lella, la società Investire nel futuro, Cosimo Volpe, Giovanni Cuniberti e Federico Di Condina. Tutti, eccetto il padre di Di Lella, attuali soci di Starting. Benny srl è stata sciolta nel 2022 a seguito di un’operazione di «scissione mediante costituzione di nuova società» avvenuta a ottobre 2020, due anni dopo la registrazione della società Starting finance.

Tutte le pagine Instagram collegate a Starting Finance: Talkin Pills, Ekonomica media e Nabila finanza
Se a trainare questo carrozzone sono Marco Scioli, Edoardo Scirè ed Edoardo Di Lella, anche se si appresta ad abbandonare defintivamente la nave, a tenerne le redini invece sono il presidente Fabio Tomassini e Amedeo Giurazza. Il primo è un manager con vent’anni di direzione finanziaria alle spalle, direttore finanziario di Italo dal 2007 al 2015 e amministratore delegato di Risparmio Casa dal 2021 al 2024, incaricato di guidare la fase di espansione e di costruire la business school. È membro della fondazione Luigi Einaudi nonché docente di H-farm business school, un’altra proposta che include master ed eventi formativi. Ma è stato anche direttore risorse umane del gruppo Garofalo Health care, che si occupa del benessere della persona. Giurazza invece è fondatore di Vertis, una sgr tra le realtà di gestione dei capitali socia di Starting finance.
Tra i soci di Starting finance compaiono alcuni che hanno o avevano quote anche in Ventive, società di un altro universo – a cui si lega la società Gyala – governato dagli Sfoglietta, padre e figlio, e fatto di consulenze, marketing e cybersicurezza. Ventive è l’evoluzione di Starting finance deal, la prima società dei ragazzi futuro dell’educazione finanziaria caratterizzata dallo stesso logo ma colorato di blu. «Un esperimento per supportare le attività della piattaforma – sostengono Sfoglietta e Di Lella – che poi si è tramutato in un errore di marketing». Un errore peraltro che ha fatto sì che alcuni giornali menzionassero Sfoglietta come ceo di Starting finance, quando invece non lo è.

Gli investitori iniziali: le società Thc capital e Atypical partner. I fondi dal manager di Banca Finnat
I round per finanziare Starting con 900mila euro. Di Lella: «Mio padre giocava a calcio con Nattino»
Ci sono due società che tra il 2016 e il 2017 si sono diramate e sviluppate contemporaneamente: una con base a Lussemburgo, Thcp capital (poi diventata Starting finance co invest) e una a Roma, Starting finance per l’appunto. Il destino di queste due società si incrocia definitivamente tre, quattro anni più tardi con i primi round di finanziamento a Starting. Una coincidenza che comincia a delineare il futuro del portale web.

Un futuro che la piattaforma si è costruito a forza di investimenti nazionali ed esteri sin dagli anni 2018, 2019 e 2020 quando a investire nella start up sono stati il gestore patrimoniale e attuale direttore family office Fabio Piccioli di Banca Finnat, che è l’istituto guidato dalla famiglia Nattino fondato a Roma, e Atypical partner, società di Mauro Moretti con sede legale a Soho Square, a Londra. Il patron del gruppo Thcp capital e proprietario della società lussemburghese. In quegli anni la piattaforma online ha chiuso un primo investimento dal valore di 325mila euro «guidato da Fabio Piccioli». O almeno così riportano i giornali che si occupano di finanza che, al contempo, parlano anche di un precedente round pari a centomila euro condotto sempre da Piccioli nel 2018. Per il web, Banca Finnat avrebbe agito da intermediario.
Sul punto Di Lella però è categorico: «Banca Finnat non ci ha mai finanziati, semmai è stato Piccioli a farlo di sua spontanea iniziativa con fondi privati propri, la banca ne era senz’altro al corrente, ma non ha mai avuto rapporti con noi – replica Di Lella – mio padre giocava a calcetto con Arturo Nattino (uno dei figli del patron di Banca Finnat Giampietro Nattino, ndr) ma a parte questo nulla più». Conclusosi il primo round, a rimpinguare le casse di Starting è stato Moretti che ha finanziato l’attività con 625mila euro. Così a fine 2020 quando Starting aveva ancora sede legale in via di Porta Pinciana 6 a Roma, la società godeva già di un capitale pari a 925mila euro. Più i centomila euro del precedente investimento effettuato sempre da Piccioli.
Box, scheda, sidebar, foglio. Per i non addetti ai lavori: questo box rappresenta la trattazione di un argomento collaterale che prende spunto dal tema principale trattato nell’articolo ma non ha nulla a che vedere con le persone destinatarie oggetto dello stesso
Banca Finnat, il gruppo e le società estere: l’ex ruolo da amministratore di Francesco Caltagirone

Banca Finnat è un’istituzione nel panorama bancario italiano sin dal 1898, anno della sua fondazione ad opera di Pietro Nattino, tutt’oggi è diretta dai discendenti della famiglia. Nata da un’agenzia di cambio poi trasformatasi in finanziaria – da qui il nome Finnat (Finanziaria Nattino) – sfruttando le relazioni storiche con l’ambiente romano e il Vaticano in breve tempo è diventata commissione di borsa e società di intermediazione mobiliare. Dieci anni dopo con l’ampliamento dei servizi diventa ufficialmente Banca Finnat Euramerica. L’attuale presidente è stato scelto dal patron Giampietro Nattino nel 2020 e si chiama Marco Tofanelli. Attualmente fanno parte del gruppo cinque società, oltre a banca Finnat anche due società italiane come Imprebanca e Investire e due estere: una con sede in Lussemburgo, Natam Management sa e l’altra con sede a Lugano, in Svizzera, Finnat Gestioni sa. Fino al 2014 ha ricoperto la carica di amministratore in banca Finnat più di una volta: tra l’inizio del 1990 e i primi anni duemila e dal 2012 al 2014.

Il capitolo del quinto uomo più ricco d’italia: il parco giochi dell’editore e costruttore Francesco Caltagirone
Del cda di banca Finnat faceva parte anche Francesco Gaetano Caltagirone, noto anche come Franco, imprenditore, editore e costruttore, secondo Forbes il quinto uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio di undici miliardi di dollari, stando ai dati del 2026. Ha la proprietà di imprese immobiliari come Alberone, Flaminia, Priviet e società editoriali quali il Messaggero, il Mattino, il Gazzettino, Leggo, il nuovo Quotidiano di Puglia e il Corriere Adriatico. Gestisce la sua operatività nel settore delle costruzioni e delle grandi opere principalmente attraverso tre grandi società: Vianini lavori spa, Vianini spa, poi trasformata in Domus Italia spa, e Cementir Holding. Quest’ultima una multinazionale che rappresenta uno dei principali produttori di cemento al mondo.

Con le società che fanno parte del centro dei suoi affari Caltagirone controlla e accentra le partecipazioni e i principali business del suo impero, detiene pacchetti azionari rilevanti in grandi corporate e banche italiane, tra cui il gruppo Generali, Mediobanca, Banco Bpm, Anima e Banca Monte dei Paschi di Siena. Alcune, per esempio Pantheon srl, vengono utilizzate come cassaforti personali, altre invece vengono affidate e gestite dai figli dell’imprenditore come entrambe le società Due macelli che prendono il nome dalla storica via dei Due Macelli a Roma in cui il Gruppo Caltagirone e le sue controllate possiedono e gestiscono da tempo importanti asset immobiliari e sedi storiche.
L’universo “Ravagers” di Moretti e Fischer: da Three hills capital a The Wilde
Le società Thcp: il veicolo Starting finance co-invest e Th Management

Ma chi sono Mauro Moretti e Bruno Fischer? Moretti, 45 anni, un’esperienza maturata in multinazionali del calibro di Jp Morgan, Bc Partners e Hutton Collins, nel 2013 crea Three hills, una piattaforma che oggi gestisce oltre tre miliardi di euro tra private equity e private credit consentendo agli imprenditori tramite investimenti e indebitamenti di acquisire partecipazioni in società. In breve: Moretti, in via collaterale ad altre attività, gioca con le partecipazioni societarie altrui, raccoglie capitali e investe in società. Un’attività che, a leggere sul web, pare gli consenta di detenere partecipazioni minoritarie in diversi complessi societari. Le strade, quella lussemburghese di Moretti e quella di Starting finance, viaggiano in parallelo sin dal 2016, ed è proprio tra il 2016 e il 2017 che Moretti avvia Thcp capital in Lussemburgo, una società che assolve alla funzione di domicilio legale per molti dei loro fondi di investimento. Parallelamente Starting Finance fa le prime apparizioni sui social arrivando a contare una community di oltre 250mila follower. Numeri che adesso fa solo Economika, una delle tante pagine web da loro amministrate.
Ed è proprio con Moretti che Starting finance entra in contatto nel 2020 con una collaborazione annunciata a maggio dello stesso anno sul quotidiano online Daily Cases che riportava l’ospitata di Moretti in studio da Starting finance. Un mese prima del finanziamento da 625mila euro, a ottobre 2020, una delle società del gruppo Thcp capital lussemburghese modifica ragione sociale e sede legale – dal civico 3 di place de Clairefontaine, L-1341 al 42, rue de la Vallée, L-2661 in Lussemburgo – diventa Starting finance Co Invest, cambia lo statuto e si trasforma in veicolo per attrarre investimenti internazionali da devolvere alla società di Scioli e Di Lella, come da integrazione statutaria. «Scopo della società è investire in qualità di socio e detenere una partecipazione in Starting Finance srl», si legge nell’atto costitutivo dopo la rettifica.
Nel 2023 infatti lo statuto di Starting riporta la modifica e attribuisce a Co-Invest sca quote di categoria B con diritti di voto esclusi o limitati riconoscendo un rendimento economico e contemporaneamente escludendo qualunque forma di controllo gestionale. In totale, a dire di Di Lella, Moretti avrebbe beneficiato «di quote pari al valore di circa 500mila euro». La società lussemburghese è stata amministrata da Th Management Sarl di Bruno Fischer, Yannick Monardo e Leks De Boer, altra realtà che fa sempre capo al gruppo Three hills, fino al 2024 quando Co Invest, raggiunto lo scopo, viene liquidata e cancellata dal registre de commerce et des sociétés, omologo del registro delle imprese italiano.

Mauro Moretti è un imprenditore conosciuto nel Milanese, dove ha implementato gran parte delle sue attività, tra le quali spicca il noto locale The Wilde, un pub, lounge bar and restaurant caratterizzato da una leggera sfumatura art Nouveau, il est claire, di parigina memoria. Di quelli con eleganti divani in stile liberty e atmosfera soffusa, di quelli della Milano In, di quelli che sorseggi un calice di vino e parli di azioni, affari e di ape. Quelli, per intenderci, in cui è abitudine chiamare il collega o commensale con l’articolo “Il” che precede il nome. Ecco, uno di quelli. Creato all’interno di un palazzo piuttosto modesto a dire il vero, dal prospetto di color rosso. E tende parasole rosse. Il locale all’interno si colora di grigio e giallo paglierino.
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Il capitolo a parte Andrea La Magra

Un altro uomo legato al gruppo Thc capital è Andrea La Magra, che stando al sito North data, il portale che fornisce i dati camerali delle società registrate all’estero, è stato direttore di Facegym Holding e Venus capital, due corporate che fanno parte del gruppo Thcp. E infatti dal 2026 è proprio la capogruppo Thcp capital ad amministrare la società, almeno la prima. La Magra non si è limitato a ricoprire il ruolo di direttore in una delle tante società che fanno riferimento al gruppo fondato da Moretti, ma negli anni ha prestato la propria opera professionale anche in altri gruppi imprenditoriali italiani, tra i quali Leonardo, ex Finmeccanica, e in rinomate società internazionali fornitrici di servizi professionali per aziende come Deloitte. Attualmente ricopre il ruolo di direttore in Vera consulting group, società di consulenze fondata alla fine degli anni novanta con sedi in Lussemburgo, Dublino e Londra.
Il fondo rilancio: quel milione di euro proprietà di Cdp venture capital
L’aumento di capitale in equity di Vertis e i corsi di formazione di Starting
E così che negli anni con partner e investitori nazionali e internazionali, round dopo round, Starting è diventata attrazione per società satellite, subsatellite e intere galassie finanziarie, oltre a un enorme quantitativo di aziende private che in qualità di soci o partner sostengono l’iniziativa imprenditoriale in cui a reggere le fila sono Vertis e Ulixes, società che spaziano attorno alla start up sovvenzionata anche da Cassa depositi e prestiti. Starting finance infatti beneficia del finanziamento del possessore del tesoretto di Stato. Un contratto stipulato nel 2023 e inserito nelle clausole statutarie della società che assicura a Cdp una tutela patrimoniale maggiore rispetto a quella prestata ai soci fondatori e con il quale si obbliga Starting a emettere strumenti finanziari partecipativi – entro cinque anni – dal valore di un euro ciascuno fino a un massimo di un milione (per una o due volte), da sottoscriversi da parte di Cdp venture capital sgr spa in nome e per conto del fondo comune di investimento denominato Fondo Rilancio. Con l’ulteriore clausola che prevede l’esclusione del diritto di sottoscrizione per i soci. Stando così le cose Starting può essere qualificata come una società statale-privatizzata. O, ancora, se si volesse ricorrere a un’espressione del passato, una società para-statale in partnership con istituti bancari, assicurativi e di gestione del risparmio.

Un’operazione non dissimile, ovvero l’aumento di capitale in equity (alla quale – e analogamente all’emissione degli Sfp – può conseguire una diminuzione percentuale del peso degli altri soci), riguarda invece l’immissione di liquidità da parte di Vertis effettuata tra il 2023 e il 2024. Entrambi gli accordi che prevedevano l’acquisto di quote in cambio di capitali hanno permesso alla piattaforma di aumentare il proprio di due milioni e mezzo di euro. Così ripartiti: un milione da Cassa depositi e prestiti e un milione e mezzo da Vertis. «Fondi – si legge sul web – impiegati per espandere l’organico, l’academy e i servizi B2B». Ovvero quei servizi che l’azienda fornisce a enti o organizzazioni terze piuttosto che al consumatore finale che, nel caso di Starting finance, sarebbe l’utente. O meglio ancora il cliente.
Un catalogo vero, con prezzi pubblici e rate senza interessi, quello che mette a disposizione la piattaforma online che assicura attestati di frequenza e preparazione a esami propri o di enti terzi per master e corsi singoli. Il costo non è fisso ma varia in base all’argomento, alla durata e ai docenti prescelti. C’è Andrea Rivelli di Rivelli consulting, c’è Filippo Arcieri, portfolio manager nel reddito fisso e professore a contratto all’università La Sapienza di Roma, Bruno Moltrasio di Capital com. Ci sono ex campioni di trading come Angelo Ciavarella, docente all’Università di Greenwich e professionisti certificati messi a disposizione da enti come Aiaf (Associazione italiana analisti finanziari) e Anasf (Associazione nazionale consulenti finanziari).
Ulixes e Vertis, i pianeti che ruotano attorno al baricentro Starting finance
Il villaggio Giurazza e gli istituti bancari azionisti dell’universo di Odisseo

Starting finance funge da baricentro attorno al quale oscillano altri due universi: le società di gestione del risparmio Ulixes spa e Vertis spa. Un legame stretto con la banca di Fondi per la prima, di cui è proprietaria al 51 per cento, fondata nel 2019 e radicata nel territorio pontino. Società napoletana invece Vertis, nata tre anni più tardi. A quest’ultima, che dal 2026 vanta una collaborazione con Intesa San Paolo, Starting Finance cede parte della proprietà nel 2024, il 30 per cento circa, quando avvia il secondo ciclo di immissione di liquidità in cui la società campana finanzia la piattaforma con due milioni e mezzo di euro. Ad avere quote in Vertis sono Fiart Cantieri spa e Idi srl. Due società che in comune non hanno proprio niente. Fiart si occupa di costruzioni navali mentre Idi srl è la società di proprietà di Danilo Iervolino, editore di giornali come l’Espresso e Robb Report. Ma anche fondatore e socio delle università telematiche Pegaso, Universitas Mercatorum, Multiversity e l’Università San Raffaele di Roma.
Ulixes invece detiene quote in Starting finance dal 2018 in nome e per conto di Lumen Ventures, in particolare dei fondi Lumen e Lumen II. Non fa altro che operare come società fiduciaria di Lumen e in cambio riceve delle commissioni. A marzo 2026 Lumen Ventures e Ulixes annunciano il primo closing di Lumen II (quest’ultimo possiede quote per circa 15mila euro di Starting, Lumen invece ne possiede circa seimila), ovvero il raggiungimento dell’obiettivo previsto riguardante la prima tranche di capitali per effettuare i primi investimenti. Una cifra non rivelata, quello che si sa è che dovrà raggiungere i cento milioni di euro. Investitori del fondo sono Cdp venture capital sgr, Fondazione Enpam e Banca popolare di Fondi.

L’onnipresente Giurazza e il villaggio di famiglia Magnolia, il convincente Marzinotto
Specialisti in private equity, attività che si estrinsecano in investimenti di medio e lungo termine in aziende non quotate in borsa, finalizzate ad accrescerne il valore per poi rivenderle; in private debt, in quella forma di finanziamento non bancario in cui le imprese ottengono capitali direttamente da investitori istituzionali, fondi di investimento o prestatori professionali, invece di ricorrere ai classici prestiti bancari o all’emissione di obbligazioni pubbliche sul mercato; e ancora in private credit, l’attività di quelle società che prestano soldi a privati per saldare i mutui contratti.

Posture ed espressioni dell’onnipresente Giurazza
Tra i massimi rappresentanti di queste attività, almeno in questo universo, c’è Amedeo Giurazza, presidente del cda di Vertis spa e amministratore di Starting finance. Attualmente risulta socio o amministratore di nove società, in totale ne ha avviate 31, di cui 22 cancellate. Giurazza ha contribuito all’evoluzione di Starting prima con Velv srl, una di quelle società di loro proprietà, di cui Giurazza risultava componente del consiglio di amministrazione fino a marzo 2025 e poi prestando la propria opera professioanle anche nel cda della stessa Starting. Così Vertis e Giurazza diventano rispettivamente conduttore dello show e fantino di quel gran cavallo da corsa che è Starting finance. E se si parla di cavalli diciamo pure che Amedeo Giurazza è uno dei proprietari della scuderia.
Non solo Amedeo, a far parte del mondo delle consulenze finanziarie italiane con partecipazioni in Borsa italiana, in Sol Kin Dar srl e nella sanità con la creazione di ambulatori privati facenti parte della società Clinic center è l’intera famiglia Giurazza: il fratello Annibale e i più piccoli Giacomo, Giorgio e Gianluca. Amano darsi a feste e festini al villaggio Giurazza di Giugliano, in provincia di Napoli. Ribattezzato Magnolia è il luogo in cui la famiglia organizza eventi propri e di altri su prenotazione.

«Con Ulixes forniamo il nostro contributo alla ripartenza del Paese». È una delle tante dichiarazioni di Gianluca Marzinotto, presidente della banca popolare di Fondi in occasione della presentazione del fondo Ulixes I nell’ambito di un discorso promosso al fine di consolidare l’intesa tra la banca e la società di gestione del risparmio in cui ricopre la carica di presidente. Un’ulteriore dimostrazione del fatto che le due realtà – Vertis e Ulixes – governano i meccanismi di Starting finance e non sono piccole società che si sono inventate un marchio, ma sono partner istituzionali che ogni giorno con le loro azioni contribuiscono a modellare l’economia del paese e ne modifcano le dinamiche. E in questo macchinoso movimento Starting finance rappresenta una delle tante rotelle della grande torre spaziale orologiaia formata dal complesso di società che costituiscono gli ingranaggi di questo grande congegno.

Tutte le convincenti espressioni del convincente Marzinotto
Ma chi è Gianluca Marzinotto? Presidente del Consiglio di amministrazione di Ulixes sgr e consigliere dell’associazione bancaria italiana (Abi) dal 2020 risulta anche componente del consiglio di amministrazione del Fitd, il fondo interbancario di tutela dei depositi, oltre a ricoprire lo stesso ruolo in Luigi Luzzatti spa, il consorzio che supporta le banche nella gestione di alcune attività e funzioni centrali, tra le quali la popolare di Sondrio, Baps, Banca etica e una serie di altre popolari. Ricopre inoltre il ruolo di amministratore anche nell’associazione nazionale banche popolari. Incarichi, questi, che hanno agevolato la corresponsione di un premio da parte di Future bancassurance awards, il forum che destina riconoscimenti ad eccellenze nel settore, organizzati da Emfgroup, un gruppo riconosciuto per il suo expertise nella consulenza di marketing, negli industry events e nella comunicazione.
Le banche azioniste di Ulixes e gli istituti bancari che ruotano attorno a Vertis
Nella complessiva valutazione del giro d’affari di Starting non si può non tener conto delle partecipazioni degli istituti bancari nel caso di Ulixes e delle collaborazioni con fondi di sviluppo per le piccole e medie imprese nel caso di Vertis. Nella società diretta da Marzinotto quattro banche detengono circa il 60 per cento delle azioni, ovvero la maggioranza della società.
Se si considera che Ulixes in Starting detiene circa il sei per cento in nome e per conto di Lumen, è giocoforza dire che le commissioni derivanti dalla partnership tra Ulixes e Lumen, a loro volta derivanti dalla remunerazione della partecipazione, sono per la stragrande maggioranza proventi che andranno alle banche proprietarie di Ulixes in misura proporzionata alle partecipazioni detenute e alle commissioni ricevute a seguito della detenzione di quelle partecipazioni.
A possedere azioni sono la Banca popolare di Fondi il cui presidente del cda è lo stesso Marzinotto. La banca è titolare di ottomila azioni, corrispondenti al 51 per cento circa del capitale della società. La banca popolare di Cortona, il cui presidente è Andrea Cardoni, invece possiede 633 azioni, corrispondenti al quattro per cento del capitale. Titolare di 475 azioni, corrispondenti al tre per cento del capitale, è la banca di Lajatico presieduta da Nicola Luigi Giorgi. Baps, guidata da Saverio Continella, invece detiene un altro tre per cento corrispondente a 475 azioni.


I nomi riportati e la grafica riprodotta corrispondono a un articolo non aggiornato del 2024. In particolare, a cambiare sono stati alcuni componenti del Consiglio di amministrazione (di cui diamo nota in grafica) subentrati al posto di Angelo Firrito, Antonella Leggio, Daniele Manenti e Gaetano Cartia
Leggi l’articolo Banche e mafia. Sull’isola è oligopolio a tre: Unicredit, Intesa San Paolo e Baps
Per quanto riguarda invece la società guidata da Amedeo Giurazza, pur non godendo di partecipazioni bancarie, collabora o ha collaborato con diversi istituti finanziari tra cui Mediocredito centrale, Banca del Mezzogiorno, Banca Sella e Neva Sgr, la società di venture capital del gruppo Intesa San Paolo che investe in uno dei tani fondi di Vertis dedicato allo sviluppo di startup e piccole e medie imprese innovative meridionali che finanzia settori come l’intelligenza artificiale, cybersecurity, fintech e agritech. Il fondo, stando a un comunicato della banca datato aprile 2026, ha raccolto 49 milioni e mezzo di euro, realizzato sette investimenti e prevede di effettuarne altri sei entro la fine dell’anno. Tutt’oggi Vertis detiene 114mila e 627 euro su 350mila 480 euro di capitale sottoscritto, circa il 32 per cento delle quote di Starting finance.
L’altro universo cardine: i pianeti Bikeroom e Connexa
I legami tra Vertis, Ulixes, Ventive e Starting finance

I mondi di cui abbiamo parlato finora potrebbero essere definiti mondi cardine (oltre che finanziatori patrocinanti) perché, in qualche modo sono quelli che legano la piattaforma di educazione economica al mondo finanziario. Navicelle, pianeti e subsatelliti che viaggiano tra diversi universi creando una catena spaziale di persone che legano più società che fanno parte di quel gran multiverso che è governato dai Guardiani delle banche.
Ma c’è un altro universo in cui sono le persone a costituire anelli della catena che lega questo grande agglomerato societario: Giancarlo di Luggo, amministratore e socio di Vertis, investitore in Starting finance attraverso Vertis e ospite e partecipante agli eventi della società nella qualità di relatore ed esperto del mondo industriale è anche amministratore delegato di Fiart Cantieri e socio in cinque società. Federico Di Condina, investitore e socio sia in Starting che in Ventive, in quest’ultima però ricopre anche il ruolo di amministratore.
E poi c’è Roberto Sfoglietta, che pare essere il legame principe tra tutte queste società: è amministratore delegato di Ventive, conosce Di Lella e Scirè, perché con loro ha condiviso un passato da giovane che si appresta a diventare uno dei leader del mercato societario e imprenditoriale. Fino ad agosto 2026 Sfoglietta ha detenuto partecipazioni, anche tramite Ventive, in Vesta, società satellite del Vesta calcio, un club romano militante attualmente in prima categoria. Della stessa società sono stati soci Di Lella fino al 2023 e Scioli fino a febbraio 2026. Adesso una piccola quota è detenuta da Federico Di Condina. Paralellamente Sfoglietta ha supportato la crescita della società Bikeroom che insieme a Connexa è partecipata da Ulixes.

Due pianeti cardine, quelli di Bikeroom e Connexa, che nella grande logica finanziaria di questo universo sembrano marginali ma non lo sono. E la dimostrazione appare lampante non appena si guardano le visure camerali e ci si rende conto della qualità e del peso delle partecipazioni societarie. Ulixes, socio di Starting finance, detiene quote in entrambe: nella misura del 20 per cento in Bikeroom e del nove per cento in Connexa.

Bikeroom si occupa della vendita e assemblaggio di biciclette, con la possibilità di creare una bici personalizzata. È una di quelle compagini societarie che Ventive ha aiutato a crescere. Lo dice la stessa Ventive riportando nome e marchio della società nel portfolio del proprio sito. Connexa invece, società in cui è incorporata l’azienda Autoconnexa è stata fondata a Bari nel 2020 e usa tecnologie incardinate sul principio Internet delle cose per raccogliere dati di guida e intelligenza artificiale per personalizzare le polizze auto.

In Connexa partecipano diverse società tra agenzie assicurative, banche, fiduciarie, fondi di venture capital, società di gestione del risparmio, web tv e immobiliari americane. C’è la Davis investments group, quella che sembra una piccola realtà immobiliare locale con base nell’Ohio, c’è Loyal, il rinomato fondo di capital Venture, c’è la compagnia di assicurazioni Itas Mutua, Credit Agricole, la banca che ha acquisito il credito Valtellinese prima denominato Credito siciliano, una finanziaria, la fiduciaria del gruppo bancario Ersel e Cassa depositi e prestiti Venture capital. Amministratore di Connexa è Robin Daina.

In Bikeroom, invece, partecipano pioneri dell’innovazione e del venture capital come Zest, grandi holding straniere che investono in sanità, tecnologia, telecomunicazioni, industria e finanza e che nutrono interessi su scala globale con sede legale nel Kuwait come Bnk holding. Poi ci sono Azimut, la società del no profit che è intervenuta in diverse emergenze nazionali provocate da calamità naturali, e Archimede Invest 1, una delle tante società che condivide l’indirizzo della sede legale con Ventive di cui, come detto, risultano soci Di Lella, Scirè e Simone Conti, quest’ultimo a sua volta socio di Starting finance. Amministratore di Bikeroom è Matteo Maruzzi.
La galassia degli Sfoglietta: Ventive, il conduttore Ala 34 e il bigio universo Gyala
La famiglia Salini, le società varianti e il giornale del nipote di Cirino Pomicino

C’è un filo conduttore che lega Starting finance alla miriade di società satellite (definite varianti perché in un modo o in un altro svolgono tutte la stessa attività: la consulenza, l’orientamento e l’assistenza operativa a imprese private) che orbitano attorno alla piattaforma digitale di educazione finanziaria. Si tratta di Ala 34, un coworking in cui hanno sede anche tante attività legate a Ventive srl, l’incubatore di start up che aiuta a crescere le imprese neonate. Con un bilancio che nel biennio 2024-2025 presenta perdite pari a 451.120 euro, quest’ultima rappresenterebbe l’evoluzione di un’altra società avviata precedentemente con il nome Starting finance deal e successivamente trasformatasi in Ventive.

Nonostante l’amministratore dica che «non c’è mai stata alcuna collaborazione tra le due realtà», lo spazio di lavoro comune come il coworking Ala 34, i collegamenti tra partecipaizoni societarie, i legami personali, la condivisione di investitori e sedi nonché la pubblicizzazione di contenuti che riguardano il gruppo Starting finance farebbero pensare a una collaborazione più solida.
Chi è Roberto Sfoglietta
Roberto Sfoglietta è amministratore delegato di Ventive, presidente di Ventive innovation hub e di Springhub srl. Sul proprio profilo facebook e nel web ci sono diversi post e articoli che lo indicano come ceo di Starting finance deal. La società che ha prappresentato la fase iniziale di Ventive, anche se questa non figura nel registro delle imprese nemmeno tra quelle cancellate.

Le partecipazioni di Sfoglietta sono quasi tutte afferenti a società di consulenza imprenditoriali. C’è Kontive, in cui ricopre la carica di amministratore delegato Fabrizio Bencini, già componente del cda di Ventive. C’è simba capital, T3 Invest, Springhub srl. In passato ha ricoperto la carica di amministratore in sette società compresa Ventive, e in una di queste è socio o amministratore il padre Gianroberto.

Per oltre un anno, da settembre 2025 fino a maggio 2026, Sfoglietta ha ricoperto la carica di consigliere di amministrazione in Sicily addict, la società e-commerce produttrice di prodotti da pasticceria e gastronomia con sede legale a Mirto, in provincia di Messina. Attualmente il padre con la società Team up di cui è proprietario ne detiene lo 0,76 per cento. Fino a settembre 2023 in Team up il figlio Roberto aveva una partecipazione pari al 20 per cento. A detenere quote in Sicily addict è anche Giuffrè group, l’impresa della famiglia Giuffrè, la stessa che opera nel settore dell’irrigazione con Irritec spa di cui Carmelo Giuffrè, nell’advisory board Sicilia di Unicredit, è amministratore delegato.
Altro volto comune a Starting e Ventive è quello di Francesco Strano, socio in Starting finance e al contempo memebro del club deal di investitori di Ventive: nel 2023, proprio Strano, insieme, tra gli altri, a Di Lella e al manager di Banca Finnat Piccioli, ha beneficiato di una conversione del capitale in quote ordinarie di categoria C, ovvero quelle soggette a particolari limiti come, per esempio, il rispetto di determinate clausole di prelazione nel caso di un’eventuale cessione.
Altro elemento costitutivo della rete societaria che negli anni si è sviluppata attorno a Starting e Ventive è anche la condivisione del coworking Ala 34, il cui indirizzo è utilizzato come sede legale da altre tre società: Ala 34, Investire nel futuro 2020 e Archimede Invest 1. Tutte e tre con domicilio a Roma, in via Affogalasino 34 in quello che appare un crocevia di decine di società. Archimede Invest 1, una delle tante società che utilizza lo spazio appositamente allestito tra il quartiere Suburbio Gianicolense e la zona Portuense. «Negli uffici di Ala sono registrate le sedi legali di molte società – sottolinea l’amministratore delegato di Ventive -, perché è un grande coworking che è stato utilizzato anche da Starting».
Altra variante di successiva costituzione è Consulting 34. Diretta dalla famiglia Salini, il padre Stefano e i figli Tommaso e Matteo, ha il 30 per cento di Ventive corporate dove si incrociano le attività di Roberto Sfoglietta e Matteo Salini. Quest’ultimo è un commercialista la cui famiglia non ha alcun rapporto di parentela con i Salini di WeBuild, l’azienda che risulta ancora capofila del consorzio Eurolink, incaricato ufficialmente della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Con Consulting i Salini si occupano della costituzione di startup, fiscalità d’impresa, operazioni straordinarie, finanza agevolata e bandi europei. Consulting 34 è anche socia di Scomodo, il nome della società editrice del giornale omonimo diretto da Lorenzo Cirino Pomicino, nipote dell’ex parlamentare democristiano Paolo Cirino Pomicino.

Poi ci sono altre due società ‘varianti’, una cancellata e l’altra inattiva, entrambe aventi sede legale allo stesso indirizzo delle precedenti. Una, sebbene inattiva, è ancora socia di Starting finance, ed è Investire nel futuro. Società di cui è rappresentante legale Giovanna Montanari che al contempo è socia di Rivelli Consulting, un’altra realtà amministrata da Andrea Rivelli operante nel settore dei corsi di formazione su blockchain e crypto. Nonostante la società di sua proprietà non abbia rapporti concretizzatisi poi nell’acquisizione di quote societarie di Starting, Rivelli esercita la professione di docente nei corsi organizzati dalla piattaforma. Un altro cerchio concentrico del tunnel che connette istituti finanziari e bancari di professione. Rivelli infatti è un private banker partner di Bnp paribas e del gruppo Bnl nonché consulente finanziario di Zurich bank.
Del consiglio di amministrazione di Ventive, oltre a Sfoglietta fanno parte Daniele Serra, Federico Di Condina, Andrea Idone e dal 2025 anche Fabrizio Bencini. Che con Sfoglietta condivide la poltrona da consigliere anche in un’altra società: Kontive srl.
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Fabrizio Bencini: chi è l’uomo che dal 2025 è incaricato di amministrare Ventive?
Il ruolo in Kon group e la società Basilea 2 registrata senza dichiararne l’attività
Bencini è uno degli amministratori di Kontive e di Kon Spa, due società appartenenti allo stesso gruppo (anch’esso con una propria copertina su Forbes che ritrae anche Bencini) che si occupa di consulenza, riorganizzazione aziendale e risk management. Ma ricopre (e in alcuni casi ricopriva) lo stesso ruolo in altre cinque società. Una è Basilea di proprietà di Kon spa, Ag Consulting e Ifinance srl, il cui ultimo protocollo risale al 2023 e in cui Bencini forniva la propria opera professionale in qualità di consigliere di amministrazione. La società è stata iscritta nel 2004 senza dichiarare l’attività svolta.
Ed è proprio dal 2004 che Bencini opera nel settore della consulenza aziendale. Il suo compito sarebbe fornire soluzioni innovative e integrate ai manager e agli azionisti delle imprese. Altre società in cui riveste la stessa carica sono Sanedia, Kontive, in cui Bencini è amministratore delegato, Manteia e Sird. Poi c’è I2K The innovative investment klub srl, un veicolo societario prevalentemente utilizzato come sub-holding privata per operazioni di club deal e investimenti mirati. Di questa però Bencini è procuratore speciale.

Altra società del gruppo è Gig Innovation, una realtà che supporta le imprese nell’organizzazione delle proprie attività. Inoltre compartecipano al gruppo Kon Ip, Trezerodue (società nella quale Bencini non ricopre alcun ruolo), Kon organizzazione sistemi srl e In-Ventive 5, una delle tante società a responsabilità limitata socia di Ventive. Tutte svolgono più o meno le stesse attività di consulenza, investono in sistemi di intelligenza artificiale per svolgere attività di ausilio imprenditoriale. In queste Bencini non ha alcun ruolo.
Si può dire che la catena spaziale di questo immenso multiverso di cui fa senz’altro parte Ventive si leghi all’ultimo anello rappresentato da Gyala, società fondata tra gli altri dal padre di Sfoglietta. Un’azienda sganciata dall’universo Starting, ma che insieme a Ventive costituisce un universo parallelo. Una società che non solo risulta nel portfolio di Ventive, ma di cui quest’ultima è anche socia.
L’universo parallelo di Gyala, la società di cybersecurity con origine militare guidata dagli alti evoluzionari
I pianeti del no profit e dell’energia legati a chi ha collaborato con la Difesa: l’aumento di capitale nel 2026

Società da circa tre milioni di ricavi annui, Gyala si occupa di cybersicurezza e collabora con lo Stato italiano, in particolare con il ministero della Difesa, cooperazione attraverso la quale ha sviluppato nell’ambito del piano nazionale di ricerca militare la piattaforma Agger, attraverso «sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale di derivazione militare sarebbe capace di prevenire ogni minaccia», si legge sul sito della compagnia, e di proteggere ambienti tecnologici utilizzati nell’ambito dell’informatica d’ufficio tradizionale e nel mondo dei sistemi industriali, macchinari e dispositivi.
Nel pubblicizzare le proprie attività promette una tecnologia cento per cento made in Italy per ridurre la dipendenza da soluzioni hardware e software estere. E proprio di queste si sarebbe occupata per conto del ministero della difesa. «Non c’è nulla di altamente segreto o imprese eccezionali dietro l’azienda di mio padre – dichiara Sfoglietta, figlio di Gianroberto e con Ventive socio di Gyala – ha semplicemente fornito dei software informatici al ministero».
A dirigere la società sono il presidente Andrea Storico, Gianroberto Sfoglietta e Nicola Mugnato, tre volti da sempre impegnati nel mercato dell’informatica, immobiliare e di progettazione software. I profili istituzionali e professionali fanno sì che l’azienda abbia una sfera di influenza e di attrazione per altre società. E come le altre orbitanti nel multiverso finanziario opera nel mercato societario, è soggetto e oggetto di investimenti, collabora con le grandi aziende italiane di energia, di innovazione e sviluppo start-up e del no profit.
Tra queste ultime c’è Azimut, il gruppo londinese con una propria fondazione attraverso la quale finanzia i grandi progetti da realizzare a seguito di un’emergenza climatica o calamità naturale. C’è Deep Ocean, la società di gestione del risparmio indipendente con sede a Roma che investe nel settore Deep Tech, cioè l’insieme di innovazioni basate su scoperte scientifiche avanzate, ingegneria complessa volta a risolvere grandi problemi globali.
Un esempio è rappresentato dall’editing genetico – che però non è una di quelle pratiche attuate dalla società di Storico – o ancora la creazione di sistemi informatici di alta protezione, attività di cui invece Gyala pare essere leader nel settore. Poi c’è Terna, la società che rifornisce di energia elettrica gran parte del Paese e c’è Ventive. Proprio con queste Gyala ha chiuso un round di finanziamento da quattro milioni a marzo del 2026.
Nonostante la rinomata fama frutto anche delle collaborazioni con chi gestisce i servizi di pubblica utilità del Paese, non è semplice trovare informazioni curriculari su precedenti esperienze dei fondatori. Ma si possono tracciare i collegamenti societari. Prima di Gyala, Storico e Sfoglietta hanno avviato Interconsulting, una società italiana di ingegneria dei sistemi operante nei mercati strategici dell’aerospazio e della difesa poi acquisita definitivamente nel 2021 dal gruppo Rina.
Pare essere stata la prima esperienza nel settore di due degli alti evoluzionari. Consultando i documenti camerali si scopre che hanno avuto quote e partecipazioni in diverse società nei più disparati settori quali ad esempio, oltre alla progettazione e sicurezza informatica, anche nel comparto immobiliare, turistico e di marketing aziendale.
Più scarno invece il curriculum di Mugnato, nel suo palmares figurano due passati incarichi da consigliere nelle società Cyberlabs e Selex se e una attuale partecipaizone nella misura del 20 per cento in qualità di socio di maggioranza in Pioppi immobiliare, società milanese che si occupa di costruzioni, ristrutturazioni, acquisto e locazione di immobili.
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I rapporti tra la manager catanese, la politica e il cavaliere Antonino Faro

L’articolo-post sul signoraggio bancario che abbiamo inviato a Starting Finance
Scioli: «Cerchiamo profili più allineati alla nostra azienda». Così stracciano il pezzo
E allora Starting funziona come un giornale? Cioè i proprietari soci si atteggiano e si comportano come direttori ed editori? Oppure è completamente diverso? Per scoprirlo, anche per avere quel margine di certezza concreta, o meglio ancora per avvalorare documenti e ricerche e completare un lavoro giornalistico e paralllelamente assolvere a un dovere che il lavoro di inchiesta impone, dovevo provare.
Perché la domanda è: il signoraggio bancario è meritevole di attenzione da parte di un’azienda che si propone di formare e informare sui temi della finanza? Oppure ancora: sono meritevoli di trattazione le ripercussioni sul sistema economico-finanziario che conseguono alla politica monetaria della Banca centrale europea?
Per scoprirlo non mi rimaneva che inviare un articolo con tanto di post ispirato alla grafica di Starting finance fingendo interesse per una candidatura. L’annuncio era su Linkedin. Nella mail ho anche proposto ulteriori temi come un approfondimento su Revolut e un’indagine sulle industrie di caffè. E il motivetto risuona subito alle orecchie. Evidentemente però i contenuti, né tanto meno il motivetto, hanno suscitato interesse o se l’hanno fatto probabilmente in negativo.

Perché informare e insegnare educazione finanziaria è anche valutare e sottolineare le storture di un sistema, non solo educare a manovrare i meccanismi di quel sistema finanziario ma anche, magari, impartire una o più lezioni su come difendersi da quel mostro modellato dalla finanza nazionale e internazionale. E per farlo bisognerebbe pure spiegare su cosa si basa il sistema finanziario che a sua volta prende le mosse da quello monetario in quello stretto legame che si esplicita nelle politiche economiche e monetarie. Bisognerebbe pur spiegare da dove nasce un sistema del genere. Questo è stato il punto di partenza. E così abbiamo provato a capire se tra le skills di starting ci fosse anche questa. Ma…
La risposta non arriva subito, non sono bastate neanche diverse sollecitazioni via mail, ma una breve, a dire il vero, ricerca su Google mi ha permesso di individuare due numeri di telefono entrambi riferibili, almeno secondo il motore di ricerca, a starting finance: uno corrispondente al nome di Roberto Sfoglietta, amministratore di Ventive, l’altro a Marco Scioli. Un risultato che lascia un certo stupore, se si considera che Sfoglietta non fa parte di Starting. Vari tentativi, ma alla fine ci riesco e mi metto in contatto con Scioli.
Dopo averci informato degli “screening” e sollecitato con diversi inviti a contattare “i ragazzi” via mail, la risposta, seppur espressione di accomodante disponibilità, non è stata delle migliori: «Dal primo screening hanno trovato profili più adatti e allineati alla ricerca», è stato il messaggio di risposta. Non possiamo dire con certezza che a incidere sul responso (sfavorevole), comunicato peraltro solo via whatsapp e non anche via mail, sia stato esclusivamente l’articolo proposto, ma i dubbi sono più d’uno.